IL MANGIATORE DI PIETRE

di Nicola Bellucci
THE STONE EATER - IL MANGIATORE DI PIETRE

Informazioni

Nazione: Italia, Svizzera

Anno: 2018

Durata: 109'

36° TORINO FILM FESTIVAL

Sezione:

Sinossi

Piemonte, una valle di montagna ai confini con la Francia. In una notte d’autunno affiora dalle acque di un torrente il cadavere di un uomo fulminato da due colpi di fucile. A ritrovarlo è Cesare, detto «il francese», passeur che da anni ha lasciato il mestiere e vive con la sua lupa chiuso nel silenzio e nella solitudine di una baita. La morte del giovane Fausto lo costringerà a uscire dal suo isolamento per confrontarsi con la dolorosa verità che sta dietro il delitto.

Regia

Nicola Bellucci

Nicola Bellucci

Nicola Bellucci (Arezzo, Italia, 1963) studia filosofia all’Università di Firenze. Nel 1988 si diploma in regia all’Istituto di scienze cinematografiche della stessa città. Nel 1996 si trasferisce in Svizzera e lavora come montatore e direttore della fotografia. Nel 2010 gira il documentario Nel giardino dei suoni, che ottiene numerosi riconoscimenti e premi internazionali. Grozny Blues, il suo secondo lungometraggio, girato in Cecenia nel corso di tre anni, viene mostrato nei più importanti festival internazionali ed è scelto tra i quindici migliori documentari del 2015 dall’Efa. Il mangiatore di pietre è il suo primo lungometraggio di finzione.

Filmografia:
Era la nostra fonte (cm, 1989), Do It (cm, 2001), Onoma (doc., 2002), Nel giardino dei suoni (doc., 2010), Grozny Blues (doc., 2015)

Cast and Credits

regia/director
Nicola Bellucci
soggetto/story
dal romanzo/from the novel Il mangiatore di pietre di/by Davide Longo
sceneggiatura/screenplay
Hans W. Geissendörfer, Marco Colli, Nicola Bellucci
fotografia/cinematography
Simon Guy Fässler
montaggio/ film editing
Roberto Missiroli
scenografia/production design
Sara Weingart
costumi/costume design
Nicoletta Taranta
musica/music
Teho Teardo
suono/sound
Patrick Becker
montatore del suono/sound designer
Oswald Schwander
interpreti e personaggi/cast and characters
Luigi Lo Cascio (Cesare), Vincenzo Crea (Sergio), Bruno Todeschini (Ettore), Ursina Lardi (Sonia di Meo), Elena Radonicich (Adele), Peppe Servillo (Antonio), Emiliano Audisio (Fausto), Antonio Zavatteri (Nelino)
produttori/producers
Pascal Trächslin, Enzo Porcelli
produzione/production
Cineworx Filmproduktion, Achab Film
coproduzione/coproduction
Rai Cinema, Rsi

**
contatti/contacts
Achab Film
Enzo Porcelli
produzione@achabfilm.it
www.achabfilm.it

Dichiarazione regista

«Sono state le forti sensazioni suscitate in me dalla lettura del romanzo di Davide Longo a convincermi di voler realizzare Il mangiatore di pietre. Nella storia del “mangiatore” si rivelano i lati opachi delle cose, la duplicità dell’agire umano che mi affascina e spaventa, e che da tempo volevo “cinematograficamente” raccontare, arrischiandomi in un territorio affascinante e pericoloso, quello tra romanzo di formazione e film di genere. Il confine, territorio di mezzo, indeterminato e ambiguo: linea reale, convenzionale o culturale, che separa, sempre, ciò che è altro da sé è il luogo simbolico per eccellenza di questo film».

Sinossi Approfondisci

Piemonte, una valle di montagna ai confini con la Francia. In una notte d’autunno affiora dalle acque di un torrente il cadavere di un uomo fulminato da due colpi di fucile. A ritrovarlo è Cesare, detto «il francese», passeur che da anni ha lasciato il mestiere e vive con la sua lupa chiuso nel silenzio e nella solitudine di una baita. La morte del giovane Fausto lo costringerà a uscire dal suo isolamento per confrontarsi con la dolorosa verità che sta dietro il delitto.

Regia Tutto sui registi del film

Nicola Bellucci

Nicola Bellucci

Nicola Bellucci (Arezzo, Italia, 1963) studia filosofia all’Università di Firenze. Nel 1988 si diploma in regia all’Istituto di scienze cinematografiche della stessa città. Nel 1996 si trasferisce in Svizzera e lavora come montatore e direttore della fotografia. Nel 2010 gira il documentario Nel giardino dei suoni, che ottiene numerosi riconoscimenti e premi internazionali. Grozny Blues, il suo secondo lungometraggio, girato in Cecenia nel corso di tre anni, viene mostrato nei più importanti festival internazionali ed è scelto tra i quindici migliori documentari del 2015 dall’Efa. Il mangiatore di pietre è il suo primo lungometraggio di finzione.

Filmografia:
Era la nostra fonte (cm, 1989), Do It (cm, 2001), Onoma (doc., 2002), Nel giardino dei suoni (doc., 2010), Grozny Blues (doc., 2015)

Cast and Credits Scopri il cast del film

regia/director
Nicola Bellucci
soggetto/story
dal romanzo/from the novel Il mangiatore di pietre di/by Davide Longo
sceneggiatura/screenplay
Hans W. Geissendörfer, Marco Colli, Nicola Bellucci
fotografia/cinematography
Simon Guy Fässler
montaggio/ film editing
Roberto Missiroli
scenografia/production design
Sara Weingart
costumi/costume design
Nicoletta Taranta
musica/music
Teho Teardo
suono/sound
Patrick Becker
montatore del suono/sound designer
Oswald Schwander
interpreti e personaggi/cast and characters
Luigi Lo Cascio (Cesare), Vincenzo Crea (Sergio), Bruno Todeschini (Ettore), Ursina Lardi (Sonia di Meo), Elena Radonicich (Adele), Peppe Servillo (Antonio), Emiliano Audisio (Fausto), Antonio Zavatteri (Nelino)
produttori/producers
Pascal Trächslin, Enzo Porcelli
produzione/production
Cineworx Filmproduktion, Achab Film
coproduzione/coproduction
Rai Cinema, Rsi

**
contatti/contacts
Achab Film
Enzo Porcelli
produzione@achabfilm.it
www.achabfilm.it

Dichiarazione regista Approfondisci

«Sono state le forti sensazioni suscitate in me dalla lettura del romanzo di Davide Longo a convincermi di voler realizzare Il mangiatore di pietre. Nella storia del “mangiatore” si rivelano i lati opachi delle cose, la duplicità dell’agire umano che mi affascina e spaventa, e che da tempo volevo “cinematograficamente” raccontare, arrischiandomi in un territorio affascinante e pericoloso, quello tra romanzo di formazione e film di genere. Il confine, territorio di mezzo, indeterminato e ambiguo: linea reale, convenzionale o culturale, che separa, sempre, ciò che è altro da sé è il luogo simbolico per eccellenza di questo film».