Nazione: RFT
Anno: 1960
Durata: 12'


Mentre viene illustrato ciò che resta del complesso urbanistico della sede del partito nazista, si sentono alcuni brani delle memorie di Höss, comandante di un campo di concentramento che si dilunga con profusione di dettagli sulle camere a gas, sulle riunioni per definire gli orari ferroviari adatti a garantire il trasporto dei deportati e sul pericolo di intasamento delle linee ferroviarie. Sono inoltre documentati i piani di Hitler per un Palazzo dei Congressi in stile romano in base a schizzi di sua mano, e i suoi progetti per la trasformazione delle citt` tedesche; Berlino avrebbe dovuto essere ribattezzata "Germania".

Il debutto documentario di Alexander Kluge che sei anni dopo realizzer`, dopo una serie di altri cortometraggi, la sua opera prima di finzione Abschied von gestern (1966).

II film Brutalität in Stein, secondo le parole del suo regista Peter Schamoni, è un'analisi dell'architettura nazionalsocialista. Gli edifici dell'"area del congresso nazionale del Partito" di Norimberga e i progetti per Berlino, che avrebbe dovuto essere trasformata in metropoli germanica, sono commentati con brani di discorsi di Hitler, documenti nazisti o testimonianze dirette di Höss, comandante di un campo di concentramento. Dovrebbe così sorgere l'idea, di una disumanit` diventata pietra. L'ideologia barbarica del nazismo è documentabile questo è il senso del film anche a partire dalle sue opere architettoniche.
A Peter Schamoni e Alexander Kluge, i due artefici del film, va riconosciuta espressamente la (rara) capacit` di discernimento e di coerenza politica. Sono due eccezioni nel panorama del cortometraggio tedesco, che ancor oggi esprime concezioni politiche in modo tradizionale.
Oggi infatti si tende a esibire un confuso senso di ribellione nei confronti di situazioni altrettanto indefinite; questa ribellione peraltro, è riconducibile a oscillazioni emotive piuttosto che a opinioni politiche chiare. Brutalität in Stein, al contrario, è nato da un rifiuto chiaro e di principio della mentalit` fascista e post-fascista. Presumibilmente questo elemento ha contribuito al grande successo ottenuto dal film anche all'estero.
Tuttavia il metodo seguito resta discutibile. L'accoppiamento di una forma artistica ai documenti politici del periodo nazista contiene sempre il pericolo che la presa di posizione politica sia considerata un pregio estetico, mentre in realt` nasconde proprio la debolezza estetica del film. Ciò vale purtroppo anche per Brutalität in Stein. Le opere architettoniche mostrate a prescindere dai loro scopi non sono emblematiche della "brutalit`" del nazionalsocialismo tedesco. La stessa "brutalit`" può leggersi anche nelle piramidi egizie o nelle rovine del mondo azteco, come è stato sufficientemente dimostrato a Oberhausen dalla proiezione, seguita a Brutalität in Stein, del cortometraggio Yucatan di Edgar Reitz. In questo modo però il film non esprime più un'opinione specifica sul nazionalsocialismo. Schamoni e Kluge incappano probabilmente nell'errore, assai diffuso, di considerare il nazionalsocialismo come un fenomeno assoluto, al quale si riconducono le efferatezze compiute nel suo nome: il suo carattere storico, cioè legato alla storia, viene spesso tralasciato. In realt` però considerare il nazionalsocialismo come un fenomeno in sé sbarra in ultima analisi la strada della comprensione. Viene da pensare che l'effetto devastante dei documenti politici del passato abbia raggiunto il livello in cui anche una strada vuota di una grande citt` per esempio, oppure una piscina abbandonata, se mostrati insieme alla registrazione originale di un discorso di Hitler, suscitano una reazione di orrore. Naturalmente Schamoni e Kluge non sarebbero neppure lontanamente tentati da una tale scelta. Tuttavia la semplice possibilit` che qualcuno meno cosciente delle proprie responsabilit`, possa fare così, indica l'aspetto problematico di Brutalität in Stein. È questo il vero problema di un passato non ancora superato.

Walter Schmieding, da Weg zum Nachbarn, Oberhausen 1961


Il film, la cui regia e sceneggiatura sono firmate congiuntamente da Peter Schamoni e Alexander Kluge, tenta di trarre conclusioni sul regime e sull'ideologia nazionalsocialista partendo da un'analisi dell'architettura del regime, con l'utilizzazione di testi e di materiale cinematografico e fotografico di grande interesse. Ciò che rimane nel complesso urbanistico del "Reichsparteitag", la sede del Congresso del partito nazista, rivela la predilezione degli architetti nazisti per gli spigoli erti e le angolosit`, per i vani a feritoia, gli scaloni, le colonne e le mura, gli androni colossali: rigidit` che diventa pietra, oppressione. Questo materiale visivo è abbinato nel film ad alcuni stralci delle memorie di Rudolf Höss, comandante di un campo di concentramento. Höss si dilunga con stile pignolesco e profusione di dettagli sulle camere a gas, sui complicati convegni per la definizione di orari ferroviari per organizzare il trasporto dei deportati e sul "pericolo di intasamento" delle linee ferroviarie.
Sono documentati inoltre i piani da gigantomane di Hitler per la costruzione di un Palazzo dei Congressi in stile romano (i dettagli sono forniti dallo speaker del cinegiornale nazista) in base a schizzi architettonici di sua propria mano, ed i suoi progetti per la trasformazione delle citt` tedesche; Berlino avrebbe dovuto essere ribattezzata Germania. Brutalit` nella pietra non è soltanto un'interessante fonte di indicazioni rivelatrici e di informazioni su un capitolo della storia della cultura tedesca (e un'anticipazione di molti motivi che saranno determinanti nei successivi film di Kluge); è anche un documento sulle prime tendenze di rinnovamento nella cinematografia postbellica della Germania Occidentale.

da Alexander Kluge, Quaderno informativo n. 67 della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1976

Biografia

regista

Alexander Kluge

Alexander Kluge (Halberstadt, Germania, 1932), regista, scrittore e filosofo, è stato allievo di Adorno e della Scuola di Francoforte, assistente di Fritz Lang per La tigre di Eschnapur (1959) e tra i firmatari del Manifesto di Oberhausen che nel 1962 sancì la nascita del nuovo cinema tedesco. Ha esordito nel 1966 con La ragazza senza storia, Leone d’Argento alla Mostra di Venezia, seguito due anni dopo da Artisti sotto la tenda del circo: perplessi, vincitore del Leone d’oro. Nel 2008 la Berlinale gli ha assegnato l’Orso d’oro alla carriera. Come scrittore ha influenzato autori come Enzensberger e Sebald. Nel 2017 L’orma editore ha pubblicato il suo Antico come la luce - Storie del cinema.

FILMOGRAFIA

Abschied von Gestern (La ragazza senza storia / Yesterday Girl, 1966), Die Artisten in der Zirkuskuppel: ratlos (Artisti sotto la tenda del circo: perplessi / Artists under the Big Top: Perplexed, 1968), Gelegenheitsarbeit einer Sklavin (Le occupazioni occasionali di una schiava / Part-Time Work of a Domestic Slave, 1973), In Gefahr und größter Not bringt der Mittelweg den Tod (Quando un grave pericolo è alle porte le vie di mezzo portano alla morte / In Danger and Dire Distress the Middle of the Road Leads to Death, 1974), Der starke Ferdinand (Ferdinando il duro / Strongman Ferdinand, 1976), Die Patriotin (The Patriotic Woman, 1979), Der Kandidat (The Candidate, doc., 1980), Der Angriff der Gegenwart auf die übrige Zeit (The Assault of the Present on the Rest of Time, 1985), Vermischte Nachrichten (Notizie varie / Miscellaneous News, 1986), Happy Lamento (2018).

Peter Schamoni

Cast

& Credits

Regia e sceneggiatura: Alexander Kluge, Peter Schamoni.
Fotografia (35mm, b/n): Wolf Wirth.
Musica: Hans Posegga.
Produzione: Kluge/Schamoni, Monaco
Produttore: A. Kluge.
Prima proiezione: 8/2/1961 Festival del Cortometraggio di Oberhausen.

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