Nazione: RFT
Anno: 1967
Durata: 86'


Berlino, 1967. Benno è cresciuto in un orfanotrofio, poi in riformatorio. Mentre è in collegio è adottato dai Lohmann. Minacciato dai compagni perché non vuol svelare dov'è nascosta una pistola rubata, è ferito al petto, dove gli rimane come un tatuaggio. La sua nuova famiglia è molto comprensiva, gli procura un motorino, che egli dovr` pagarsi col suo lavoro, a rate. Con i Lohmann vive la nipote Gaby, insolente con i suoi e un po' troppo disinvolta con gli operai della ditta di famiglia, in cui collabora. A Benno piace solo frequentare la piscina: rifiuta un posto da aiutocuoco, perchè maltrattato, e va a riprendersi la pistola nascosta in collegio. Rudolf, fratello di Lohmann, lo assume controvoglia nella sua ditta di tappeti e lo porta con sé a un'asta. Benno sottrae e rivende un tappeto, per pagare i debiti contratti con Gaby, che nel frattempo lo ha sedotto. La ragazza informa Lohmann del furto e tutto viene sistemato. Dopo un breve soggiorno in collegio, dov'è isolato dai compagni, Benno torna in famiglia e durante una passeggiata uccide Lohmann. Poi va a nuotare in piscina, dove viene a prenderlo la polizia.


Pur tenendo presenti tutte le differenze, il film di Schaaf è legato a quelli di Kluge e di Reitz, poiché, senza sminuire il peso della violenza distruttrice delle mediazioni sociali, mostra che senza questa violenza l'umanit` non può concretizzarsi.
Tra gli altri "giovani" film tedeschi, Wilder Reiter Gmb ha speculato intenzionalmente sulle emozioni dello spettatore, mostrandosi sempre impegnato a mantenere il pubblico in un certo stato d'animo, non importa con quali mezzi. A questo proposito neppure Schaaf si tira indietro: non risparmia le riprese accelerate, che fanno ancora correre più veloce il giovane ospite del convitto, o le riprese con il teleobiettivo, che trasforma in mostri assurdi gli autobus a due piani. E anche la scenografia è molto curata. La bellezza dei costumi e del décor è invadente. Anche quando lavora, la casalinga indossa abiti di Pucci. Lohmann dev'essere un creatore di mosaici non soltanto a causa delle pietruzze colorate che possono in ogni istante entrare indisturbate nell'inquadratura, ma anche (e soprattutto) perché sul luogo delle riprese c'è una fabbrica di mosaici di epoca guglielmina che è un piccolo gioiello architettonico. L'aspetto pittoresco di Berlino è sfruttato anche più del necessario. Schaaf fa tirare a Benno e a Gaby un rastrello oltre il muro (il muro), che colpisce il filo spinato elettrificato, così possono assistere ai "fuochi d'artificio" delle guardie di frontiera. La giovane coppia è sommersa dai colori più vivaci: la macchina da presa si diverte fin troppo con questo gioco. Il muro diventa un arabesco. Ma in realt` lo è gi` da tempo, come il film stesso ci mostra: assistiamo a una visita al muro in autobus a due piani, con la "Passione secondo Matteo" in sottofondo. Berlino ("un autentico pezzo della vecchia Berlino di Brandt", si sente a un'asta cui assiste Benno) diventa l'elemento folle di una vicenda che avrebbe potuto svolgersi anche altrove. In quanto luogo dell'azione, Berlino è una citazione, così come lo sono gli abiti vivaci, i quadri degli antenati, i mosaici. È il segno di una rappresentazione sociale impropria, allo stesso tempo comica e toccante.
In Tatowierung c'è un punto in cui ci si inizia a stufare delle immagini colorate, dei ritmi accelerati, delle dimostrazioni di amicizia: l'insofferenza inizia a rivolgersi contro il film. E qui troviamo una scena straordinaria: ciò che sembrava esteriore si trasforma in interiorit`, il desiderio della felicit` impone una forma reale alla felicit`. È una scena in cui tutti gli avvenimenti cui abbiamo assistito affermano il contrario di ciò che il senso comune piccoloborghese aveva loro attribuito.
Ciò che nel comportamento dei genitori adottivi, nei colori variopinti e nella musica, sembrava essere soltanto una vuota promessa, una manovra ingannevole, un momento di autosoddisfazione, viene involontariamente adempiuto, diventa un dovere, spinge gli altri alla felicit`. Lo spettatore è trasformato in voyeur, subdolamente, come nei raffinati film hollywoodiani; ma il piacere del vedere non gli è reso amaro, né gli è presentato come ambiguo: piuttosto, lo spettatore viene invitato a trarre le proprie conseguenze.
Lo spettatore scopre sulla propria pelle che non è condannabile il piacere del voyeur, ma la sua passivit`. Il film di Schaaf attivizza la prospettiva del voyeur; se ne appropria (non nascostamente, come di solito accade, ma esplicitamente); definisce la responsabilit` del voyeur. Il piacere gli attraversa gli occhi: un programma di tutto rispetto per un cineasta.
La storia non finisce bene. Non i vecchi, ma i giovani si dimostrano impreparati. Il film indica questo fatto, credo, troppo drasticamente. Ma l'obiettivo che sottopone alle riflessioni dello spettatore è corretto. È lo stesso obiettivo che Kluge e Reitz hanno indicato con mezzi sostanzialmente differenti e, in un certo senso, provenendo dalla parte opposta: come devono essere un'educazione e una societ` in grado di coltivare il talento per la felicit`? Il film di Schaaf fornisce alcune indicazioni per la risposta. Esso invita a riflettere, assegnando una maggiore possibilit` di successo a chi è stato educato borghesemente (il vecchio con la sua catena di antenati) piuttosto che al giovane, che nel film non ha condizionamenti di sorta.

Enno Patalas, da "Filmkritik", n. 7, 1967

Biografia

regista

Johannes Schaaf

Cast

& Credits

Regia: Johannes Schaaf.
Sceneggiatura: Günter Herburger, J. Schaaf.
Assistente alla regia: Dagmar Hirtz, Ulrike Mascher.
Fotografia (35 mm, colore): Wolf Wirth.
Assistente alla fotografia: Petrus Schloemp.
Montaggio: D. Hirtz.
Musica: George Gruntz.
Suono: Haymo Henry Heyder.
Interpreti: Helga Aanders (Gaby), Cristoph Wackernagel (Benno), Rosemarie Fendel (la signora Lohmann), Alexander May (il signor Lohmann), Tilo von Berlepsch (il fratello di Rudolf), Heinz Meier (Sigi), Heinz Schubert (banditore), Wolfgang Schnell (Simon), Evelyn Meyka.
Produzione: HouwerFilm (Monaco).
Produttore: Rob Houwer.
Ispettore di produzione: Siegfried Wagner.
Costo: 750.000 marchi (circa).
Prima proiezione: 27/6/1967 al Festival di Berlino.

© 2021 Torino Film Festival

 

Menu