Nazione: Italia
Anno: 1916
Durata:


"Secondo momento del dittico dannunziano, realizzato subito dopo Il fuoco, Tigre Reale è un poema sulla forza dell'amore e sulla distruttivit` della memoria, sulla femme fatale e sulla ossessione della colpa.
Radicato in una rappresentazione fittizia del mondo dell'aristocrazia e intessuto di passioni folgoranti, di lacerazioni e di perdite improvvise, Tigre Reale legge insieme come dramma e come empito di riscatto l'amore totale di origine romantica. L'amore tra Natka, la contessa russa sregolata e tormentata, e l'elegante diplomatico Giorgio La Ferlita è reso drammatico dal ricordo di un'avventura trasgressiva e amorale della contessa con un giovane studente rivoluzionario polacco (come attestano i quaderni di produzione dell'Itala Film, smentendo un luogo comune della critica).
Ridisegnato sui rituali e le simbologie del mondo dorato della nobilt`, Tigre Reale è poi un'interpretazione dell'infinito possibile dell'amore e del suo tragico intrecciarsi con il destino.
Nel film tutto è per un verso rarefatto, condotto alle pure vibrazioni del sentimento, e per un altro verso eccessivo, quasi enfatico nella sacralizzazione della passione. Come Il Fuoco, Tigre Reale celebra l'immaginario irragionevole di un universo di cerimonie, di passioni e di morte che ripetono l'assunto dannunziano del 'vivere di vita inimitabile'.
Pastrone trasforma questa dimensione del gusto e dell'immaginario in una macchina narrativa serrata, strutturata come una pièce classica in quattro atti (mentre Il Fuoco era articolato in tre momenti, La Favilla, La Vampa, La Cenere). Dall'incontro con la nascita dell'amore alla separazione, dalla rivelazione della colpa passata sino alla conclusione felice sull'orlo della tragedia, Tigre Reale scandisce un itinerario narrativo che è anche un percorso emozionale, un'immersione nel pathos. Tutto il lavoro di messa in scena è funzionale alla dimensione del pathos come forza spettacolare e valorizza sia le sorprese e i veri e propri coups de théâtre dello sviluppo narrativo, sia le componenti visive e scenografiche.
Dopo la fondamentale esperienza di Cabiria, Pastrone sa organizzare lo spazio del film come uno spazio dinamico in cui i personaggi muovono liberamente nella scena e si intrecciano pienamente agli oggetti e agli ambienti. Pastrone costruisce sequenze elaborate, segnate anche da una cauta differenziazione della scala dei piani. È consapevole che la rappresentazione è strutturazione dello spazio, mentre usa forse con minore maestria l'articolazione del tempo e dunque il ritmo attraverso il montaggio.
Negli ambienti, spesso arredati con lusso, muove come una ammaliatrice Pina Menichelli, forse l'attrice che più ha contribuito a creare e a sancire i modi, i gesti e le figurazioni della Diva italiana. La sua recitazione è palesemente artificiale, eccessiva. I gesti, gli sguardi, la mimica del volto puntano a delineare un universo inimitabile, riservato a personaggi dannunziani dai grandi destini. Pastrone insieme segue e dilata l'interpretazione della Menichelli, costringendola a volte a ripetizioni e prove defatiganti. li risultato è la creazione di un personaggio vibrante e del tutto fittizio, in conformit` alle caratteristiche dell'eroina dannunziana una figura che racchiude come una metafora non conchiusa gli aspetti essenziali di uno stile." (Paolo Bertetto)

Biografia

regista

Giovanni Pastrone

Cast

& Credits

Regia: Giovanni Pastrone.
Soggetto: dal racconto di Giovanni Verga.
Sceneggiatura: Giovanni Verga.
Fotografia: Segundo de Chomon.
Interpreti: Pina Menichelli (contessa Natka), Alberto Nepoti (Giorgio), Febo Mari (Dolskij), Valentina Frascaroli (Erminia), Gabriel Moreau (conte di Rancy), Ernesto Vaser.
Produzione: Itala Film.

CONSERVAZIONE E RESTAURO / CONSERVATION AND RESTORATION

Copia conservata presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Il lavoro di restauro del Museo Nazionale del Cinema realizzato presso il laboratorio L'Immagine Ritrovata è stato effettuato a partire da un nitrato colore incompleto ma in ottime condizioni, donato da Pastrone al Museo Nazionale del Cinema. Il segmento mancante è stato ricuperato da un controtipo negativo conservato presso il Museo. I colori relativi al rullo mancante sono stati definiti grazie alle indicazioni dei quaderni di produzione dell'Itala Film, raccolti negli archivi del Museo. I colori delle didascalie sono stati desunti dalle indicazioni dei vetri appositi conservati sempre al Museo. Secondo i modelli abituali dell'itala, il film è essenzialmente tinto, con una parte limitata di inquadrature virate (circa il 15%). I colori usati sono l'arancio, il rosso, il giallo, il verde, il verde speciale, il rosa e il blu.
Varr` la pena di rammentare come le operazioni di colorazione dell'Itala Film riflettano un'interpretazione in chiave insieme descrittiva e spettacolare, mimetica ed emozionale dell'elemento cromatico. L'uso del rosso ha generalmente una funzione emozionale e drammatica, ad esempio, come l'uso del verde, frequente soprattutto nelle sequenze dei flashback, segna psicologicamente il dramma evocato. Il ricorso al viraggio, poi, rende più ricca la proposta cromatica in quanto il viraggio costruisce un orizzonte visivo differenziato, caratterizzato dal contrasto tra il bianco e il colore, mentre l'imbibizione realizza all'opposto un effetto di omogeneit` cromatica.
Attraverso il ricupero del colore Tigre Reale è così restituito alla sua integrit` di capolavoro del muto italiano, segnato insieme dalla ritualit` e dal pathos, dalla spettacolarit` e dal divismo.
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