Nazione: Francia
Anno: 1983
Durata: 110'


Tre generazioni, un'epopea proletaria. Nel 1920 Maggiorina, una bambina immigrata dalla Calabria, arriva a Marsiglia, dove è contesa da due amici, Jérôme e Mindou. Dieci anni dopo, operaia in un cementificio, la ragazza sposa Jérôme. I due avranno dei bambini e vivranno felici. Mindou invece sar` diviso tra la frequentazione della malavita e la sua coscienza di classe. Nel 1936 Pierre, figlio di Maggiorina e Jérôme, vive di riflesso i tempi e i modi di uno sciopero generale. Nel 1950, diventato maestro e militante comunista, vuole cambiare il corso della Storia. Anche lui avr` un figlio, Sauveur, che porta nel nome la memoria di questo mondo operaio. Tuttavia, nel 1975, Sauveur si accorge che ormai tutta questa storia è finita.

"Rouge Midi è una tragedia, perché il destino di questo mondo è quello di scomparire; perché la Storia, per la sua stessa natura, non si ferma mai" (R. Guédiguian).

Biografia

regista

Robert Guédiguian

Robert Guédiguian nasce a Marsiglia il 3 dicembre 1953, nel popolare quartiere dell'Estaque, un porticciolo (oggi inglobato nel gigantesco scalo marsigliese) circondato dalle fabbriche, che gli impressionisti e i cubisti resero celebre agli inizi del secolo. Figlio di due immigrati (il padre, armeno, lavora sulle banchine del porto; la madre, tedesca, fa la cameriera), cresce "in un mondo strutturato dal movimento operaio", segnato dalla solidarietà, dalla coscienza di classe e dalla forte conflittualità sociale ("All'Estaque tutti eravamo comunisti (...) Verso i quindici o sedici anni, quando ogni sera si vede il proprio padre rientrare a casa con il volto distrutto dalla fatica, tutto questo fa venir voglia di battersi"). Partendo da questi presupposti il futuro cineasta intraprende un'attività militante che non abbandonerà più: prima nelle file del PCF, poi in maniera sempre più indipendente, fino a sfociare nella recente mobilitazione intellettuale a favore dei sans-papier. Nel frattempo, verso la metà degli anni '70, Guédiguian lascia Marsiglia per Parigi, per studiare scienze sociali ed economiche (si laureerà con una tesi sulla concezione dello Stato nel movimento operaio), ma anche per seguire la donna della sua vita, quell'Ariane Ascaride, già attrice teatrale (trasferitasi nella capitale per studiare al conservatorio), che di lì a poco diventerà la sua musa cinematografica. È grazie a lei che il suo futuro professionale cambia, entrando in contatto col regista René Féret, in quel momento piuttosto celebre perché con Histoire de Paul ha appena vinto il premio Jean Vigo e indotto il filosofo Michel Foucault a scrivere del suo film. Diventato amico del cineasta, viene da lui coinvolto nell'adattamento cinematografico dell'Alexanderplatz di Döblin ("mi ha chiesto di aiutarlo sicuramente perché ero un germanista e conoscevo molto bene l'opera di Brecht e di Döblin"). Poi però, non essendo riuscito a ottenere i diritti del libro (sarà Fassbinder a girarlo, di lì a qualche anno), Féret punta su un altro soggetto e insieme a Guédiguian scrive Fernand. Questo lavoro rimanda il neo-sceneggiatore a una serie di vicende personali e lo convince della possibilità di raccontare lui stesso le sue storie. È così che due anni dopo, insieme a Frank Le Wita, egli scrive la sceneggiatura di Dernier été, per la quale ottiene il finanziamento da parte della commissione per gli anticipi sugli incassi. Anche se non sarebbe necessario, perché Guédiguian, mettendo a frutto gli insegnamenti universitari e una certa vocazione agli affari, ha già previsto una propria casa di produzione e sarebbe pronto ad autofinanziarsi. Una volta terminato, il film viene selezionato per la sezione Perspectives du Cinéma Français al Festival di Cannes del 1980, dove ottiene un buon successo di critica e di pubblico. La cosa spinge Guédiguian ad approfondire ulteriormente il suo disegno: raccontare dall'interno la storia di una famiglia operaia, attraverso le diverse generazioni, in una sorta di epopea del proletariato. Nasce così Rouge Midi (1983, sceneggiato ancora con Le Wita) che viene presentato al Festival di Cannes, di nuovo nella sezione Perspectives. Ma i tempi sono cambiati e, in piena epoca di riflusso, nessuno (né la critica, né il pubblico, appiattiti sulle posizioni dei nuovi "pensatori") sembra più interessarsi alle vicende della classe operaia. Il film uscirà solo due anni dopo e con una modesta distribuzione. La rabbia per questa situazione si catalizza in un film che registra "lo scacco delle ideologie, senza un'oncia di speranza". Ki lo sa? (1985) andrà ancora peggio del precedente, perché non uscirà mai né in sala, né in televisione. Intanto Guédiguian porta avanti la sua opera di produttore - la Agat Films & Cie/Ex Nihilo, di cui è socio, raggruppa ormai sette produttori e realizza documentari per la televisione pubblica e privata (France 2, Canal Plus, Arte), facendo lavorare, nel corso dei dieci anni successivi, autori affermati ed esordienti come René Allio, Pascale Ferran, Jean-Claude Gallotta, Cédric Kahn, Gérard Mordillat, Paul Vecchiali, Nicholas Philibert, Dominique Cabrera, Erik Zonca...
Nel 1989 Guédiguian ritorna nuovamente dietro la macchina da presa per girare, insieme alla sua famiglia di attori, il film che lo rilancerà: anche Dieu vomit les tièdes esce in sala due anni dopo la sua realizzazione, ma il momento è diverso e la rabbia, canalizzata questa volta in una struttura narrativa più accattivante (la sceneggiatura è realizzata dallo stesso regista, insieme a Sophie Képès), fa presa sugli spettatori: tanto che «Positif», facendo riferimento agli andamenti borsistici, scrive "la quotazione dei valori di sinistra è al punto più basso ed è il momento di comprare". Dieu vomit les tièdes, pur penalizzato dalla distribuzione, diventa rapidamente un cult-movie e trascina Guédiguian al suo film successivo, L'Argent fait le bonheur (1993), in occasione del quale il cineasta inizia una felice collaborazione con Jean-Louis Milesi (da lì in avanti co-sceneggiatore di tutti i suoi film). Anche questo non uscirà in sala (è una produzione televisiva per France 2), ma allargherà l'interesse della critica per il lavoro del regista. Tanto che À la vie, à la mort!, alla sua uscita, nel 1994, viene atteso con trepidazione e accolto da tutti come il suo film più equilibrato e compiuto, vero manifesto programmatico di un cineasta tutto da riscoprire. È in questa veste che Guédiguian arriva in Italia al Festival Cinema Giovani del 1995, in un'aura di curiosità e di mistero, che le poche notizie sulla sua produzione precedente contribuiscono ad accrescere. Il film soddisfa le attese e cancella in parte l'ingiusto oblio cui il cineasta sembra condannato. Tanto che, quando Marius et Jeannette inaugura la sezione Un certain regard al festival di Cannes 1997, il suo nome in cartellone fa accorrere pubblico e critica. L'impatto è trionfale. Il film, realizzato inizialmente per la televisione (come molti dei film francesi che in questi anni si sono imposti all'attenzione, da Les Roseaux sauvages [L'età acerba] di André Téchiné a Le Péril jeune di Cédric Klapisch, da L'Âge des possibles di Pascale Ferran a La Femme défendue di Philippe Harel), sull'onda dei premi vinti viene distribuito nelle sale ed è un grande successo commerciale un po' dovunque (in Italia è stato visto da oltre centomila spettatori). Nel frattempo Guédiguian ha già girato À la place du cœur, tuttora inedito (la sua uscita in sala è prevista per fine autunno '98), e lavora alla sceneggiatura del suo nono film. Dal canto suo, la Agat Films & Cie/Ex Nihilo si lancia sempre più nella fiction televisiva, producendo due serie interessanti: la prima, che ha al suo attivo cinque titoli (fra cui L'Âge des possibles della Ferran, Culpabilité zéro di Cédric Kahn e Qui sait? di Nicholas Philibert), porta gli allievi dell'ultimo anno della Scuola d'Arte Drammatica del Théâtre National de Strasbourg a misurarsi con il loro primo ruolo; la seconda, ancora in cantiere, ha il titolo significativo di "Droite-gauche".

FILMOGRAFIA

Dernier étÈé/i> (1980), Rouge midi (1985), Ki lo sa? (1985), Dieu vomit les tiédes (1989), L'argent fait le bonheur (TV, 1992), À la vie, à la mort (1995), Marius et Jeannette (1997), À la place du coeur (Al posto del cuore, 1998), À l'attaque! (2000), La ville est tranquille (2000), Marie-Jo et ses 2 amours (2002).

Cast

& Credits

Regia: Robert Guédiguian.
Sceneggiatura: Robert Guédiguian, in collaborazione con Franck Le Wita.
Fotografia: Gilberto Azevedo.
Scenografia: Michel Vandestien.
Suono: Antoine Ouvrier.
Musica: Antonio Vivaldi, Rina Ketty, Patrick Moraz.
Montaggio: Catherine Poitevin.
Assistente alla Regia: Bernard Sasia.
Interpreti e personaggi: Gérard Meylan (Jérôme - Sauveur), Ariane Ascaride (Maggiorina), Raoul Gimenez (Mindou), Pierre Pradinas (Pierre).
Produzione: Alain Dahan per Abilène, Centre Méditerranéen de Création Cinématographique, Paris Occitanie Production, Col. Ima. Son.

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