Nazione: Portogallo
Anno: 1963
Durata: 21'


Due ragazzi di un villaggio vanno in una palude, senza fucile, e si mischiano ai cacciatori. Uno dei due, il più mite, sprofonda nelle sabbie mobili. L'altro chiama aiuto e, dopo un po', accorre un gruppo di persone - cacciatori, pescatori, anziani - che fanno di tutto per tirare fuori il giovane, probabilmente gi` morto. Tuttavia la catena di solidariet` si interrompe poiché i partecipanti cominciano a litigare fra loro. Intanto, l'anziano che ha afferrato la mano del ragazzo sprofonda anch'egli nelle sabbie mobili.

Biografia

regista

Manoel De Oliveira

Nato a Porto l'11 dicembre del 1908 da una ricca famiglia della borghesia industriale della città. Frequenta le scuole superiori presso il Colégio gesuita di La Guardia (Galizia). Nel 1928 si iscrive alla Escola de Actores de Cinema di Rino Lupo e appare come comparsa nel film di quest'ultimo, Fátima Milagrosa (1928), e più tardi ha una parte in A Canção de Lisboa (1933) di Cottinelli Telmo. Ma la vera vocazione è quella di fare cinema ed è davanti agli schermi delle più importanti sale di Porto che riceve le vere lezioni: da Griffith all'avanguardia di Gance e L'Herbier; l'espressionismo tedesco, Ruttmann, Dreyer, Vigo, Ejzenstejn. Grande cinefilo, Oliveira è anche uno sportivo assai affermato in Portogallo, è campione di salto in alto, trapezista, e vince una coppa in Brasile partecipando a una gara automobilistica. L'incontro con il cinema avviene alla fine degli anni '20 quando, con una rudimentale cinepresa portatile 35mm, comincia a girare Douro, Faina Fluvial (1931), breve omaggio visivo e poetico dedicato al fiume Douro e alla sua quotidianità, tra la sperimentazione linguistica del decennio precedente e il documentarismo che proprio in quegli anni si andava sviluppando. Il pubblico e la critica portoghese di allora gridano tutto il loro sdegno nei confronti di una pellicola che osa riprendere gli umili lavori fluviali. Dopo quest'esperienza Oliveira gira tre cortometraggi, Hulha Branca (1932), Os Últimos Temporais Cheias do Tejo (1937), Portugal Já Faz Automóveis (1938), Miramar, Praia das Rosas (1938) e Famalicão (1940), ma molti sono i progetti mai realizzati che concepisce tra gli anni '30 e gli anni '50. Nel 1942 realizza il suo primo lungometraggio, Aniki-Bóbó, ma la stampa e il pubblico non accettano neanche quest'opera. Dopo Aniki-Bóbó Oliveira lascia il cinema per dedicarsi alle attività paterne. Salutato da Sadoul come «un eccezionale successo di stile neorealistico», Aniki-Bóbó è stato confuso da tanta critica posteriore come un precedente diretto del cinema di De Sica. Il ritorno dietro la macchina da presa si deve, soprattutto, alla scoperta della sua opera da parte del cineclub di Porto, che nel 1954 proietta il suo primo lungometraggio ormai da tempo dimenticato. Chi è stato trascurato per anni diventa ora un mito, Oliveira rappresenta l'unica valida referenza etica ed estetica del passato cinema portoghese. È il suo cinema vissuto come bisogno e necessità che i ragazzi dei cineclub difendono a oltranza, ed è a questo cineasta che guardano i giovani del Cinema Novo, a lui che sarà un padre spirituale, il loro Renoir portoghese. Nel 1955, dopo un viaggio in Germania per studiare i procedimenti più recenti offerti dall'uso del colore, realizza il cortometraggio O Pintor e a Cidade (1956) che apre una serie di «documentari» di indiscutibile bellezza: O Pão (mm,1959), Acto da Primavera (1962), A Caça (cm, 1963) e As Pinturas do Meu Irmão Júlio (cm, 1965). Acto da Pimavera si definisce come film-chiave nella produzione oliveiriana, momento più alto della tensione tra oggettività e soggettività che con quest'opera viene superata, svelando ciò che fino a quel momento è stato il suo lavoro: un genere «documentaristico» continuamente profanato dai fantasmi dell'immaginazione. A partire da Acto da Pimavera, infatti, il cinema è un palco dove tutte le realtà e tutti gli attori diventano finzione. In sostanza, è il film in cui Oliveira enuncia la teoria cinematografica della sua opera posteriore, che, negando il cinema come forma artistica dotata di un suo campo specifico, dà origine a un'estetica vampiresca che si esprime, attraverso la contaminazione del cinema con la letteratura, la pittura e il teatro, come sintesi di tutte le arti. Negli anni '60 raggiunge la notorietà internazionale, si organizzano molte retrospettive dedicate ai suoi film, che, presentati in diversi festival, ricevono numerosi premi. Durante le riprese del terzo lungometraggio, O Passado e o Presente (1971), Oliveira concepisce l'idea di realizzare un ciclo di quattro discorsi sull'amore. Nasce così la «tetralogia degli amori frustrati» che oltre a O Passado e o Presente compreso Benilde ou a Virgem Mãe (1975), Amor de Perdição (1978) - che trasmesso a puntate in bianco e nero in televisione non viene capito dalla critica portoghese, ma viene subito dopo scoperto a Parigi con grande successo -, e Francisca (1981). Attraverso uno stile molto rigoroso basato sul controllo degli spazi, dei dialoghi, della recitazione e di tutto il décor, così controllato e raffreddato, il cinema della tetralogia esprime l'universo delle emozioni assolute ed estreme, in cui le donne oliveiriane si consumano d'amore fino alla morte, nell'impossibilità di vivere un'esperienza metafisica dell'amore e della vita. Francisca segna anche l'incontro con Paulo Branco, che d'ora in avanti produrrà la maggior parte dei film di Oliveira. In seguito realizza altri grandi capolavori, tra i quali, Le Soulier de satin (1985) tratto dall'opera omonima di Paul Claudel in cui il tempo cinematografico coincide con quello della lettura del testo (quasi sette ore di proiezione); Mon cas (1986) altro momento in cui il cinema oliveiriano svela se stesso (come era già stato Acto e più avanti Mon cas), Os Canibais (1986); Non, ou a Vã Glória de Mandar (1990) in cui il cineasta delle passioni non tralascia di filmare il sentimento saudoso che il suo popolo nutre nei confronti del proprio passato; O Dia do Desespero (1992); Vale Abraão (1993), altro splendido ritratto femminile, dal romanzo omonimo di Agustina Bessa-Luís (autrice di Fanny Owen, romanzo da cui è tratto Francisca), fino ai più recenti Inquietude (1998) e A Carta (1999). È stato inoltre supervisore di Sever do Vouga - Uma Expêriencia (1970) di Paulo Rocha, attore in Conversa Acabada (1981) di João Botelho e in Lisbon Story (1994) di Wim Wenders, oltre che A Divina Comédia. Tra i numerosissimi premi nazionali e internazionali ottenuti durante la sua lunga carriera: Medaglia d'Oro al Festival di Siena per Acto da Primavera nel 1964 e Menzione Speciale Interfilm/Giuria Internazionale delle chiese Protestanti al Festival di Berlino nel 1981; Prémio da Casa da Imprensa alla Miglior Regia e alla Miglior Fotografia (Acácio de Almeida) per O Passado e o Presente nel 1971 e, nello stesso anno, Prémio da SEIT/Secretaria de Estado da Informação e Turismo alla Miglior Attrice (Manuela de Freitas) per O Passado e o Presente nel 1971; Menzione Speciale della Giuria e Premio per il Miglior Cortometraggio della Federazione Internazionale dei Cineclub al Festival Internazionale di Toulon per A Caça nel 1975; Premio Speciale della Giuria al Festival di Figueira da Foz per Amor de Perdição nel 1979; Medaglia d'Oro alla carriera del C.I.D.A.L.C. al Festival di Figueira da Foz nel 1980; Premio dell'IPC per Francisca nel 1982 e, nello stesso anno, Medaglia d'Oro al Festival di Sorrento; Leone d'Oro (al film e alla carriera), Navicella d'Oro e Premio della Critica per Le Soulier de satin al Festival di Venezia nel 1985, e, nello stesso anno, Premio L'Âge d'Or-Cineteca di Bruxelles; Premio RDP/Antena 1 per Mon cas nel 1986; Premio Speciale della Critica per Os Canibais al Festival di San Paulo nel 1988 e Premio L'Âge d'Or-Cineteca di Bruxelles nel 1988; Menzione speciale della Giuria e Premio FIPRESCI per Non, ou a Vã Glória de Mandar al Festival di Cannes nel 1990; Premio Speciale della Giuria e Premio FIPRESCI per A Divina Comédia al Festival di Venezia nel 1991; Leopardo d'Onore al Festival di Locarno nel 1992; Giaguaro d'Oro al Festival Internazionale di Cancun nel 1993, e, nello stesso anno, Menzione Speciale della Giuria alla Quinzaine des Réalisateurs e Premio CICAE per Vale Abraão al Festival di Cannes; Premio FIPRESCI per Viagem ao Princípio do Mundo al Festival di Cannes nel1997; Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes per A Carta nel 1999.

FILMOGRAFIA

Douro, Faina Fluvial (cm, 1931), Estátuas de Lisboa (cm, 1932, perduto), Hulha Branca (1932), Os Últimos Temporais Cheias do Tejo (cm, 1937, Portugal Já Faz Automóveis (cm, 1938), Miramar, Praia das Rosas (cm, 1938, perduto), Famalicão (cm, 1940), Aniki-Bóbó (1942), O Pintor e a Cidade (cm, 1956), O Coração (incompiuto, 1958), O Pão (mm, 1959), Acto da Primavera (1963), A Caça (cm, 1963), Vila Verdinho - Uma Aldeia Transmontana (cm, 1964), O Pão (cm, 2ª versione, 1964), As Pinturas do Meu Irmão Júlio (cm, 1965), O Passado e o Presente (1971), Benilde ou a Virgem Mãe (1975), Amor de Perdição (1978), Francisca (1981), Visita ou Memórias e Confissões (1982), Lisboa Cultural (mm, 1983), Nice - À propos de Jean Vigo (mm, 1983), Le Soulier de satin (1985), Simpósio Internacional de Escultura em Pedra - Porto 1985 (supervisione Manuel Casimiro, 1985), Mon cas (1986), A Propósito da Bandeira Nacional (cm, 1987), Os Canibais (1988), Non ou a Vã Glória de Mandar (1990), A Divina Comédia (1991), O Dia do Desespero (1992), Vale Abraão (1993), A Caixa (1994), O Convento (1995), Party (1996), Viagem ao Princípio do Mundo (1997), Inquietude (1998), A Carta (1999), Palavra e a Utopia (2000).

Cast

& Credits

Regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia e montaggio: Manoel de Oliveira.
Suono: Fernando Jorge, Manuel Fortes.
Interpreti: João de Almeida, António Santos, Albino Freitas, Manuel de Sá.
Produzione: Tóbis Portuguesa.
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