41° TORINO FILM FESTIVAL
CONCORSO DOCUMENTARI ITALIANI
LA MECCANICA DELLE COSE
di Alessandra Celesia
Dopo una caduta dall’ottavo piano, Tito, il gatto della regista, rimane paralizzato. Alla ricerca di una soluzione, Alessandra Celesia digita su Internet “rigenerazione del midollo spinale” e si ritrova coinvolta in un progetto di sperimentazione clinica su pazienti umani in Cina... Con i suoi compagni di viaggio, nel film la regitsa affronta le ferite e le lesioni di ciascuno, tutte teoricamente impossibili da riparare. E prova, nonostante tutto, a ripararle.
Biografia
regista

Alessandra Celesia
(Aosta, 1970) è una regista italiana che vive tra Parigi e Belfast. Dopo aver studiato a Parigi letteratura moderna e teatro, ha fatto parte di numerosi gruppi di prosa in Italia, Francia e Irland del nord. Direttrice artistica della compagnia Sinequa-non fino al 2000 e del Coldée de Théâtre nel bienno 1997-98), nel 2006 ha diretto il documentario Luntano, prima collaborazione con Michel David di Zeugma Films. Nel 2011 ha diretto Il libraio di Belfast, coprodotto da Arte e nel 2013 con Anatomia del miracolo ha partecipato al Cinéma du Réel di Parigi, vincendo in seguito il premio “Étoile de la Scam”.
FILMOGRAFIA
Salaam Aosta (doc., 2000), La spiaggia (2000), Orti (doc, cm, 2001), Luntano (doc, mm, 2006), 89, avenue de Flandres (doc, 2008), Il libraio di Belfast (doc, mm, 2011), Mirage à l’italienne (doc, 2013), Un temps pour danser (doc, mm, 2016), La visite (doc, cm, 2016), Anatomia del miracolo (doc, 2017), Come il bianco (doc, cm, 2020), La meccanica delle cose (doc, 2023).
Dichiarazione
regista
«Se dovessi definire il genere di questo film, direi che è una favola contemporanea con tutti gli ingredienti giusti: animali magici, maghi moderni, pozioni, rimedi più o meno meno improbabili, persone miracolose, motociclisti dispersi a cavallo delle loro moto, padri che scivolano verso il baratro. È una storia di guarigione incerta, dal momento che non guariamo mai del tutto dalle nostre ferite. Una storia abbastanza folle che ha l’ambizione di rivolgersi ad altri, e non solo a me. Perché l’improbabile combinazione di eventi che racconto ha la forza necessaria per andare oltre il “piccolo film personale”, ed echeggiare la fragilità di tutti noi di fronte all’esistenza».