42° TORINO FILM FESTIVAL
CONCORSO DOCUMENTARI
IMMÉMORIAL, CHANTS DE LA GRANDE NUIT
di Béatrice Kordon
La morte è all’orizzonte di ogni vita, eppure non ne sappiamo nulla e non possiamo dire nulla al riguardo. Si può solamente cercare di afferrare alcune riflessioni attraverso lo specchio che le porgiamo: miti, rituali, danze... che diventano così luoghi in cui possono stabilirsi legami con l’inspiegabile.
Biografia
regista

Béatrice Kordon
(Francia), dopo essersi laureata alla scuola di cinema La Fémis, è rapidamente approdata alla regia di film che esplorano e interrogano la natura del linguaggio. Le sue opere si collocano all’incrocio tra il processo documentaristico, il cinema sperimentale, la creazione sonora e le belle arti, tessendo molteplici fili tratti da varie fonti – video, film, pittura, immagini d’archivio. Tra i suoi film figurano Héros Désarmés (1997), Tu crois qu’on peut parler d’autre chose que d’amour (1999), co-diretti con Sylvie Ballyot, Dithyrambe pour Dionysos (2008), Les Insensés, fragments pour un passage (2014) e Immémorial chants de la grande nuit (2024). Oltre a dirigere i film, collabora con altri registi occupandosi della fotografia o del montaggio, ha condotto workshop di regia in diverse istituzioni e ha iniziato a collaborare, nel 2018, con il mondo delle arti performative. Dal 2013, si dedica anche a sculture e installazioni in legno.
FILMOGRAFIA
Héros Désarmés (coregia Sylvie Ballyot, mm, 1997), Tu crois qu’on peut parler d’autre chose que d’amour (coregia Sylvie Ballyot, cm, 1999), Asyla (cm, 2001), Regarde-moi (coregia Sylvie Ballyot, cm, 2003), Dithyrambe pour Dionysos (mm, 2008), Les Insensés, fragments pour un passage (mm, 2014), Buleria Sarkhat Al Ar (coregia Naïssam Jalal, videoclip, 2020), Immémorial, chants de la grande nuit (doc, 2024).
Dichiarazione
regista
«Dieci anni fa ho accudito mio padre durante la sua lunga agonia in un’unità di terapia intensiva. Un’unità di terapia intensiva è un luogo particolare, a cavallo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, dove questa stessa barriera diventa irrilevante: come una manifestazione del limbo. Mio padre e io eravamo immersi in questa condizione, in una relazione intima e incommensurabile, ben oltre il suo silenzioso coma e le macchine che lo tenevano artificialmente in vita. Ho vissuto momenti toccanti, spesso difficili, ma anche molto sereni e talvolta felici – una delle tante contraddizioni con cui ho dovuto fare i conti. Con il passare delle settimane, ho visto i miei punti di riferimento svanire uno dopo l’altro. La linearità del tempo e i contorni dello spazio gradualmente avevano perso le loro abituali caratteristiche, aprendomi a un mondo che sembrava essersi improvvisamente ampliato, allo stesso tempo sereno e caotico».
Cast
& Credits
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