Nima, insegnante nella capitale del Bhutan, viene accusata di apparire in un video pornografico non consensuale. Per dimostrare la sua innocenza, parte per il sud del Paese alla ricerca della sosia Meto, apparentemente scomparsa. Tra amici, amanti e vicini, Nima scopre indizi contrastanti: il fratello è convinto che Meto sia ancora nel villaggio, mentre la nonna la attende pazientemente, certa che tornerà dopo aver recuperato un canto sacro, sottratto tempo prima dalla città. Ricomponendo i frammenti della vita di Meto, Nima s’immerge in un labirinto di dubbi e rivelazioni. Man mano che la rabbia lascia spazio alla preoccupazione, comprende di essere l’unica in grado di svelare il mistero della scomparsa di Meto e restituire il canto sottratto.
Biografia
regista

Dechen Roder
(Bhutan, 1980) è una delle poche registe del regno del Bhutan. Ha iniziato realizzando piccoli documentari e video tramite la sua casa di produzione, Dakinny Productions, fondata nel 2009. Nel 2015 ha scritto e diretto 3 Year 3 Month Retreat, selezionato ai Berlinale Shorts e in altri festival internazionali. Nello stesso anno ha avviato la produzione del suo primo lungometraggio, Honeygiver Among the Dogs, poi presentato al festival di Busan nel 2017 e alla Berlinale, vincitore di tre premi al festival di Friburgo e primo film del Bhutan candidato agli Asia Pacific Screen Awards. I, the Song è il suo secondo lungometraggio.
FILMOGRAFIA
Boy of Good Waste (cm, 2005), Original Photocopy of Happines (cm, 2011), Heart in the Mandala (mm, 2012), Lo Sum Che Sum (3 Year 3 Month Retreat, cm, 2015), Honeygiver Among the Dogs (2016), I, the Song (2024).
Dichiarazione
regista
«Inizialmente volevo realizzare due film. Il primo trae ispirazione da un articolo di un giornale locale, in cui una comunità remota del Bhutan sosteneva che la capitale avesse “rubato” un loro canto sacro, eseguendolo in televisione, alla radio e sul palco a scopo di intrattenimento. La comunità riteneva che il canto fosse stato strappato dal contesto originale, “desacralizzato”, e che avrebbe suscitato l’ira della loro divinità protettrice femminile. Chiedevano che il canto venisse “restituito”, un’idea che mi è sembrata al contempo tragica e assurda: come si può “riportare indietro” un canto? Il secondo film si concentrava su due amiche, entrambe accusate di essere apparse in un film pornografico girato senza il loro consenso. In un caso, un’amica era stata filmata durante un incontro intimo e il suo allora compagno aveva poi diffuso il video come “revenge porn”, diventando virale sui social media (WeChat). In un Paese piccolo come il Bhutan, con soli 700.000 abitanti, un abuso del genere e una simile esposizione risultano particolarmente devastanti e inquietanti: non occorre essere famosi per essere dolorosamente visibili. Pochi la vedevano come una vittima».
Cast
& Credits
CONTATTO: Revolver www.revolverfilm.it


