Quando Siham è morta, Namir ha faticato a comprendere che non sarebbe più tornata. Per lui, una madre non poteva morire. Ha deciso allora di ripercorrere la storia della sua famiglia, tra l’Egitto e la Francia. Ne è nato il racconto di un esilio che richiama il cinema di Youssef Chahine, attraversato da un sentimento d’amore destinato a durare per sempre.
Biografia
regista

Namir Abdel Messeeh
(Egitto, 1974) ha trascorso i primi anni della sua vita in Egitto, prima di trasferirsi in Francia, dove studiò regia alla Fémis. Dopo aver realizzato diversi cortometraggi, si è orientato verso temi più personali con Toi, Waguih. Il suo primo lungo documentario, La Vierge, les Coptes et moi (2011), esplora con ironia il legame con la sua terra natale e con la famiglia copta. Presentato in numerosi festival, tra cui Cannes, Berlino e CPH:DOX, ha ottenuto il Tanit d’Argento a Cartagine e il premio per il Miglior Documentario a Doha. In Francia ha attirato oltre 112.000 spettatori. La Vie après Siham è il suo secondo lungometraggio.
FILMOGRAFIA
Quelque chose de mal (doc, cm, 2004), Toi, Waguih (doc, cm, 2006), La Vierge, les Coptes et moi (doc, 2012), La Vie après Siham (doc, 2025).
Dichiarazione
regista
«Per dar voce a questa storia intreccio diversi tipi di immagini: archivi personali, frammenti dei miei film precedenti e riprese raccolte nel corso degli anni. Spinto dal desiderio di sublimare la memoria familiare e, insieme, di rendere omaggio all’immaginario di mia madre – la quale sognava che io realizzassi dei “veri” film, intrisi di romanticismo – ho scelto di includere spezzoni di pellicole egiziane degli anni ’60 e ’70, di Youssef Chahine e di altri maestri. Il dialogo fra quelle immagini e le mie trasfigura il cammino del lutto in un viaggio universale, attraverso il tempo, la memoria e il cinema».
Cast
& Credits
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