Nazione:
Anno: 1965
Durata: 99'


Un giapponese di nome Toshi giunge di notte in una zona del Tanganika. Porta con sé una casa prefabbricata che deve installare nella brousse (la radura africana) per ospitare un gruppo di geologi giapponesi, che lui ha preceduto. Ma questi, presi da altri impegni in patria, ritardano il loro arrivo e Toshi deve sbrogliarsela da solo, in mezzo agli Swahili con cui è entrato in contatto. Dapprima viene messo a fare il guardiano di vacche; poi, conquistandosi a poco a poco la fiducia della popolazione, d` inizio alla costruzione della casa, Ma i rapporti di lavoro mettono presto in luce i suoi pregiudizi. Un giorno picchia un operaio e questo gesto lo fa comparire davanti a un tribunale popolare che lo giudica colpevole. Parallelamente alla costruzione della casa, ha così luogo l'"educazione" di Toshi.

AA.VV., Cinema giapponese degli anni '60 , Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1972, Quaderno informativo n. 42, p. 59

È un film interamente ambientato nel cuore dell'Africa. Sono molti i film hollywoodiani che descrivono safari o i documentari che illustrano curiosi usi e costumi dei popoli di quel continente. Ma questo è un film completamente diverso, in cui vengono inseriti nella vicenda aspetti della vita quotidiana degli africani: è un'opera che ha scoperto come in mezzo a loro ci sia un'umanit` semplice e bella.
Se fino ad oggi i bianchi al potere in Africa hanno prodotto solamente film che rappresentano gli africani come barbari selvaggi, è estremamente significativo che, per la prima volta, sia un giapponese giunto in Africa a girare un film che li descrive come amici dall'animo nobile. Coloro che hanno interpretato la parte di nativi sono effettivamente gli indigeni della zona in cui è stato ambientato il film, cioè degli individui che non sanno neanche cosa sia il cinema. Ma è proprio questo che d` alla rappresentazione il giusto tono. Pensiamo ad esempio ai due giovani che, pur essendo appena sposati, devono cercare lavoro ognuno per proprio conto, perché sono poveri. Nel loro parlarsi con affetto e nella desolata separazione c'è un'eleganza su cui aleggia appena un'ombra di pathos: la scena è di una bellezza senza tempo. Piacevole è anche il tono umoristico della sequenza in cui i pigmei delle tribù delle foreste si recano, stupefatti e con le schiene ricurve, a porgere i loro omaggi ad Atsumi Kiyoshi, andato a far loro visita.
Atsumi Kiyoshi, irritato perché i lavori non procedono, percuote un indigeno. Allora tutti fanno sciopero. Per loro, che vivono circondati dalle bestie feroci, la violenza tra gli uomini è una cosa inammissibile. Anche gli indigeni possiedono un loro codice morale, che è a suo modo rigido e preciso. La parte che descrive come gli indigeni perdonino e accettino il protagonista, nonostante ciò che egli ha commesso, è fitta di calde suggestioni.

Sato Tadao, "Shakai Shinpo", 4 luglio 1965



Buwana toshi no uta è il primo film d'intreccio giapponese che, ambientato in Africa, fa dell'Africa il proprio scenario dall'inizio alla fine. Quando di un film ci si chiede: "Dove lo ambientiamo?", il problema è se l'ambientazione potr` o meno rendere vivi il soggetto e la storia dell'opera in questione. Da questo punto di vista si può dire che qui l'ambientazione africana è sfruttata al cento per cento ed è in perfetta armonia con il contenuto del film. Le riprese dal carattere semidocumentaristico, in esterni reali, sono considerate il punto di forza di Hani Susumu, e io vorrei sottolineare come egli padroneggi e disponga a suo piacimento tale tecnica. Peraltro, i pregi di originalit` del film non si limitano allo stile, ma riguardano anche i contenuti.
I film americani ed europei ambientati in Africa sono così numerosi da esserci venuti a noia; sono tuttavia rari i lavori che, come questo, descrivono in modo così ricco e spontaneo l'umanit` degli indigeni. C'è aspro sarcasmo nella critica alla"civilt`", quando, davanti a uomini "civili", che vivono in mezzo ad ignobili contese e tragiche guerre, gli indigeni di regioni non "civilizzate", che sono sempre stati considerati da questi come barbari selvaggi, risultano pacifisti che odiano la violenza; e anche ammesso che tutto ciò abbia un significato allegorico, questo è comunque un tema di estrema attualit`. Nel film, tra lo straniero Toshi, che da solo è arrivato così lontano superando mari e monti, e gli indigeni germoglia la mutua comprensione dei propositi, e da lì a poco nasce un'amicizia basata sulla fiducia reciproca.
Che la realt` sia davvero così?
Nel girare questo film, Hani Susumu vagheggiava soprattutto un'utopia. Non posso dire di non aver avuto quest'impressione, tuttavia, portata in Africa la macchina da presa (eccellente la fotografia di Kanau Mitsuji), l'atteggiamento dell'autore, che ha cantato la solidariet` tra gli uomini che va oltre le razze, è di notevole valore. Come attori sono stati utilizzati molti indigeni, e in certi momenti questa scelta ha dato risultati così efficaci da lasciare senza parole.

Biografia

regista

Hani Susumu

Cast

& Credits

Regia: Hani Susumu.
Sceneggiatura: Hani Susumu, Shimizu Kunio, dal romanzo di Katayori Toshihide.
Fotografia: Kanau Mitsuji.
Montaggio: Shibazaki Hideko.
Musica: Takemitsu Toru.
Suono: Yasuda Tetsuo, Ishikawa Toshiyuki.
Interpreti e personaggi: Atsumi Kivoshi (Toshi), Shimomoto Tsutomu (il dottor Onishi), Samuei K. Andrew (il maestro), Salehe Hamishi.
Produzione: Horiba Nobuya, Eida Seiichiro per la Tokyo Eiga e Showa Eiga.
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