Nazione:
Anno: 1961
Durata: 89'


Il giovane Asai insieme con i suoi compagni traviati si reca ogni giorno in un quartiere di piacere. Una sera viene arrestato con i suoi amici per aver tentato di svaligiare una gioielleria. Condannato da un tribunale per minori, viene portato in riformatorio. Qui, come è abitudine del luogo, deve subire le angherie di quelli entrati prima, che nel suo caso, data l'indole ribelle, sono particolarmente violente. Asai viene inizialmente assegnato al gruppo addetto alla lavanderia. Qui si scontra con il giovane e dispotico capogruppo e finisce con l'essere coinvolto in una violenta rissa, in seguito alla quale viene trasferito nella falegnameria. Anche se prima di entrare in riformatorio il capo del gruppo della falegnameria guidava una banda che, negli angoli bui della citt`, minacciava ed estorceva denaro ai passanti, adesso egli si comporta da buon leader, creando un'atmosfera serena e priva di violenze fra i ragazzi del suo gruppo. Anche Asai, all'interno del gruppo, si sente per la prima volta a proprio agio. Ecco poi arrivare il giorno della libert` promessa. Asai, uscendo di prigione, si volta verso il cancello e grida "Grazie!".

Furyo shonen è stato il primo film di finzione prodotto dalla Iwanami, che fino ad allora si era imposta all'attenzione generale grazie ad una serie di ambiziosi documentari. li regista e sceneggiatore Hani Susumu era cresciuto nell'ambito della stessa Iwanami, destando un certo interesse con i documentari Kyoshitsu no kodomotachi (Bambini in classe, 1955) e E o kaku kodomotachi (Bambini che disegnano, 1956).
Ciò che meravigliò gli spettatori d'allora fu il fatto che le riprese dei bambini a scuola apparivano estremamente naturali, senza che si avvertisse minimamente la presenza della macchina da presa. Per il senso comune dell'epoca, se un attore non professionista si muoveva con naturalezza davanti alla cinecamera era perché doveva essere stato ripreso di nascosto.
Tuttavia in quei due film non c'era neanche una ripresa di quel genere. Hani Susumu aveva sistemato la sua macchina da presa nella classe di una scuola elementare. All'inizio i bambini ne erano incuriositi, ma dopo tre giorni si abituarono alla sua presenza e finirono con il perderne completamente coscienza. In questo modo Hani Susumu è riuscito a descrivere con freschezza e immediatezza la vita di questi bambini. Anche in questo suo primo film di finzione non è ricorso ad attori di professione ma ha tentato di riprendere le parole e le azioni di semplici esseri umani.
Il soggetto originale è costituito dalla raccolta di Jinushi Aiko Tobenai tsubasa (Le ali che non possono volare), a sua volta costruita su diari dei giovani reclusi nel riformatorio di Kurihama. Più di quanto accada nel soggetto originale, la sceneggiatura del film mette a fuoco gli episodi, il carattere dei giovani, il loro punto di vista sulle cose che li circondano, così come questi emergono dai diari che loro stessi hanno scritto. Hani Susumu, a partire da questi diari e dal suo diretto rapporto con alcuni di questi giovani ha costruito la storia del film. Dopodiché ha distribuito i ruoli, evitando completamente il ricorso ad attori professionisti. Per le parti dei giovani malviventi ha scelto ragazzi che avevano vissuto realmente tali esperienze e che gli erano stati presentati da un assistente sociale. Generalmente le persone tendono a nascondere i propri cattivi trascorsi; al contrario sembra che questi giovani abbiano messo in scena apertamente tali trascorsi, come se si trattasse di celebrare una sorta di insostituibile e preziosa gioventù.
Prima dell'inizio delle riprese Hani distribuì loro la sceneggiatura del film. Essi tuttavia non amavano leggere e non avevano nessuna intenzione di cambiare le loro abitudini. Quando si presentavano alle riunioni, lo facevano senza nemmeno portarsi dietro la loro copia della sceneggiatura. A dire il vero, alcuni non erano neanche in grado di leggere. Hani Susumu e il suo aiuto, Tsuchimoto Noriaki, decisero allora di leggere i dialoghi e di interpretare le diverse parti davanti ai ragazzi. Ma in questo modo non fecero che suscitare la loro ilarit`. In rapporto all'esperienza vissuta, tutto ciò mancava completamente di realt`. Allora Hani Susumu chiese loro che cosa avrebbero detto e fatto in quelle circostanze. I ragazzi, manifestando subito un certo interesse, iniziarono a inventare dialoghi e modi di recitazione. Il risultato fu che riuscirono a dar vita a battute così reali e ad azioni così ricche di dettagli e sfumature, che nessuno sceneggiatore o regista sarebbe mai riuscito a creare. Ne venne fuori un film di finzione che traboccava di quel gusto del reale proprio dei documentari. Lo stesso dialogo venne spesso improvvisato dai giovani attori. Così scrisse del film in quel periodo il critico Okamoto Hiroshi: "C'è una scena in cui il giovane Asai, che ripete in continuazione che tutto è noioso, si fa dare dai suoi amici cento yen ciascuno per mostrare loro che ha il coraggio di tagliarsi il palmo di una mano. In mezzo alla gente che passa, incurante degli stessi amici che gli chiedono che cosa stia facendo, mentre dice che mostrer` loro una cosa interessante, estrae una lama e, d'improvviso, si ferisce il palmo della mano. Poi, passandosi la mano insanguinata sul volto, con quell'orribile aspetto, si mette a camminare davanti ai passanti. È una scena molto convincente, che ci colpisce profondamente per la sua naturalezza, priva di qualsiasi astrazione. Ci stupisce perché attraverso essa scopriamo un modo di comunicare vivo e privo di inganni, al di l` dei modi abituali" ("Kinema Junpo", maggio 1960).
Hani Susumu, a proposito della recitazione del film, ha scritto: "Ci sono alcune scene nel film che sono state riprese senza che i diretti interessati lo sapessero, Ci sono parti che sono state girate in circostanze favorevoli, che non richiedevano alcun tipo di recitazione. Ma sono scene che non si distinguono da quelle costruite invece sulla recitazione. Anche queste ultime infatti possiedono la stessa naturalezza delle prime. Ho prestato molta attenzione al problema dell'improvvisazione. Non volevo che la recitazione spiegasse la storia, bensì che esprimesse l'essere delle persone che recitavano... Credo che ciò che è racchiuso nei desideri degli esseri umani possa essere espresso attraverso la recitazione. Non si tratta infatti che della materializzazione di qualcosa che nascondiamo dentro noi stessi" ("Kinema Junpo", febbraio 1961).
Bisogna poi aggiungere come sia stata una scelta estremamente coraggiosa, per un film di finzione, quella di non ricorrere all'illuminazione artificiale. Ciò conferisce a certe scene una realt` simile a quella del cinema documentario e nel contempo permette di dar vita a una recitazione più naturale, diversa da quelle tipiche pose esposte alla luce dei riflettori. È evidente che le riprese notturne dei giovani traviati, che bighellonano nel quartiere dei divertimenti, sono in gran parte dovute al progresso della qualit` delle pellicole e delle macchine da presa.
Inoltre, il rifiuto di girare in ambienti ricostruiti, a parte naturalmente l'interno del riformatorio, conferisce a tutte le scene del film un profondo senso di realt`. Questo non significa che fino ad allora non ci fossero stati film con attori dilettanti, girati in ambienti reali, compresi anche alcuni capolavori. Tuttavia è raro vedere film con attori dilettanti che possiedano una tale autenticit` e in cui tutti recitino così bene, come parte di un unico insieme, Ciò è dovuto naturalmente al fatto che ognuno di essi è stato spinto a rivelare, con il pretesto della recitazione, la propria esperienza quotidiana.
Non manca tuttavia un inevitabile punto debole. Gli attori del film, rappresentando, come fosse un gioco, le loro cattive azioni di gioventù, hanno finito con il diluirne gli aspetti brutali e minacciosi, facendole quasi sembrare degne di simpatia. Si capisce il loro piacere nel reinventare quelle malefatte, ma, d'altra parte, sembra che il film non sia riuscito ad afferrare quel senso di vergogna insito nell'averle commesse.
Continuando con le parole di Hani Susumu: "Lo scopo della mia regia è che i ragazzi recitino nel modo più vivo possibile e spero che questo per loro rappresenti una piacevole esperienza". Il film, attraverso il divertimento che i ragazzi provano nel recitare, ci fa intravvedere un certo misterioso piacere insito nel cattivo comportamento, che nessun attore avrebbe potuto esprimere, ma non riesce tuttavia a rappresentarne sufficientemente il dolore.
Ad ogni modo si tratta di un grande film, di un'opera ambiziosa che estende, attraverso i metodi del documentario, le possibilit` del cinema di finzione.

Sato Tadao, in Eigashijo besuto nihyaku shirizu. Nihon eiga nihyaku (La serie dei migliori duecento film della storia del cinema. Il cinema giapponese), Kinema Junpo sha, Tokyo 1982, pp. 290-1

Biografia

regista

Hani Susumu

Cast

& Credits

Regia e sceneggiatura: Hani Susumu.
Fotografia: Kanau Mitsuji.
Musica: Takernitsu Toru.
Suono: Yasuda Tetsuo.
Assistente alla regia: Tsuchimoto Noriaki.
Interpreti e personaggi: Yamada Yukio (il giovane Asai), Yoshitake Hirozaku (il giovane Debari), Yamakazi Koichiro (Fujikawa, capo della sezione falegnameria), Kurokawa Yasuo (suo collaboratore), Ito Masayuki (capo della sezione lavanderia), Segawa Katsuhiro (il piccolo Ono), Sato Akira (ragazzo della sezione lavanderia), Nakano Kazuo (ragazzo della sezione lavanderia), Wada Chieko (l'amica di Debari)
Produzione: Iwanami Eiga.
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