Nazione:
Anno: 1968
Durata: 172'


Gli abitanti di Kurage, un'isola immaginaria a sudovest del Giappone, sono ancora primitivi, e continuano a credere che le origini dell'isola siano divine. La leggenda dice infatti che essa sia stata creata dagli dei, bellissima, in mezzo al Mare della Cina, con un clima che permette ad ogni sorta di fiori di crescere per tutto l'anno ovunque. Un giorno l'ingegnere Kariya sbarca sull'isola, proveniente da Tokyo, alla ricerca di una sorgente d'acqua di cui necessita la locale raffineria di zucchero. Il capo dell'isola lo aiuta ufficialmente nella ricerca, ma in realt` fa di tutto per impedirgli di trovarla, dal momento che la sorgente si trova in un bosco sacro agli dei. Kariya durante il soggiorno incomincia ad abituarsi agli usi e ai costumi degli abitanti.
Un uomo di nome Nekichi sta scavando da vent'anni una grossa buca per farvi rotolare una roccia gigantesca staccatasi da una montagna.
È la condanna decretata dal capo dell'isola per punire Nekichi di aver avuto rapporti incestuosi con la sorella. Kariya offre il suo aiuto a Nekichi, ma in un secondo tempo finisce con il cedere alla figlia di questi, minorata e ninfomane, con la quale avr` rapporti sessuali. Quando, in seguito, decide di rimanere sull'isola, viene richiamato dalla ditta per cui lavora, e rientra dunque a Tokyo.
Uma, la sorella di Nekichi, è da vent'anni l'amante di Ryu Ryugen, il capo dell'isola. Nekichi la sottrae a Ryugen e si appresta a fuggire con lei verso un'altra isola, quando durante una festa Ryugen viene trovato morto, gli altri abitanti pensano che sia stato Nekichi, e si gettano al suo inseguimento. Quando lo raggiungono, lo uccidono e gettano Uma in pasto agli squali. Cinque anni dopo l'isola sar` piena di turisti; la tragedia di Nekichi e Uma è ormai dimenticata.

Adriano Piccardi, Angelo Signorelli (a cura di), Shohei Imamura, Bergamo Film Meeting, Bergamo 1987, p. 105


Sebbene le opere di Imamura Shohei siano pressoché sconosciute in Europa, egli è considerato in Giappone, assieme a Oshima Nagisa, come il regista più rappresentativo del cinema giapponese degli anni '60. La caratteristica dominante dei suoi film è l'interesse costante per gli strati più poveri della societ`, rappresentati con un realismo penetrante sia nel disegno del tessuto sociale sia in quello dell'umanit` che li compone. Questo talvolta si risolve nella scelta di un linguaggio da commedia, talvolta in uno stile che ricorda il naturalismo di Zola, e talvolta addirittura nelle forme documentarie del cinema verit`. D'altra parte, se nel 1960 i suoi film davano un certo spazio all'elemento spettacolare, alla fine degli anni '60 le sue opere hanno raggiunto un alto livello dal punto di vista della ricerca etnologica. Il suo interesse per le classi lavoratrici non implica necessariamente simpatia per il proletariato dal punto di vista della giustizia sociale. Intenzionato a fissare lo sguardo su una umanit` che non ostenta la propria cultura, egli finisce col prestare maggior attenzione alle comunit` rurali che alle citt`, e, anche nel l'osservazione di alcuni aspetti della citt`, appunta la sua indagine sulla vita dei lavoratori più sfruttati che si spostano in citt` dai villaggi agricoli.
Al momento attuale egli è intento a realizzare una serie di film documentari su alcuni individui ex soldati che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale, che hanno deciso di rimanere a vivere nelle montagne sperdute dell'Asia del sudest, senza alcuna intenzione di tornare in Giappone; un interesse di questo tipo gli viene dal tentativo di capire in che modo la classe lavoratrice, spedita nel sudest asiatico dopo un'educazione tipicamente militarista, abbia mutato il proprio modo di pensare dopo essere stata a contatto con popolazioni estremamente semplici.
Il profondo desiderio degli dei costituisce uno dei vertici del cinema etnologico di Imamura. Generalmente si ritiene che la razza giapponese sia nata attraverso una fusione di sangue tra le popolazioni che invasero il Giappone passando per la Corea, migliaia di anni orsono, provenienti dalla Mongolia e dalla Siberia, e le popolazioni del sudest asiatico giunte via mare attraverso Okinawa. Il film è ambientato in una piccola isola immaginaria vicino a Okinawa, a sud del Giappone propriamente detto. Nelle piccole isole che la circondano, la vita e la cultura che un tempo furono degli abitanti giunti in Giappone dal sudest asiatico sono rimaste così come erano, cristallizzate in un arcaico modello di vita. In questi luoghi anche ora la vita sociale degli abitanti è basata sulla credenza in un primitivo sciamanismo che assomiglia a quello degli indigeni africani, e i medium chiamati "Noro" hanno un ruolo particolarmente importante. I giovani dell'isola hanno piena coscienza che si tratta di pure superstizioni, tuttavia essi non dispongono di una forza unitaria in grado di opporsi apertamente ai vecchi culti. Ryu Ryugen, il capo dell'isola, ha il controllo della popolazione per il fatto che la sacerdotessa più importante è la sua amante. Il metodo di gestire una comunit` attraverso il controllo delle credenze dello sciamanismo primitivo, invece di governare con la forza dell'autorit`, è il più semplice modello di governo dell'impero, che diede ottimi risultati in Giappone perlomeno sino alla disfatta della seconda guerra mondiale.
Pur mantenendo una comunit` di tipo primitivo, Ryu cerca di trasformare l'economia dell'isola favorendo la raccolta della canna da zucchero al posto della produzione del riso e tentando di trasformare l'isola in un ritrovo turistico mediante la costruzione di un aeroporto. Non c'è bisogno di dire che questa situazione è grosso modo la rappresentazione dell'intera societ` giapponese odierna, la quale sta rapidamente compiendo la propria evoluzione capitalistica, portandosi appresso l'impero e altre vecchie strutture sociali. Nondimeno, una cosa del genere non può essere assunta come un elemento secondario: è invece qualcosa di molto serio, Nonostante il sicuro progresso del programma di modernizzazione, il livello di vita è molto basso e, come spesso accade nelle comunit` estremamente povere, c'è una famiglia dove avvengono rapporti di tipo incestuoso.
I capi dell'isola, nel tentativo di condurre in porto il programma innovatore basandosi sulla solidariet` della comunit` primitiva, spingono i giovani dell'isola a uccidere Futori Nekichi, traendo spunto dalla loro indignazione nei confronti di quest'uomo che si pone in aperta contrapposizione a tutto ciò che è tipico della comunit`. Da una parte Nekichi ha contro di sé la comunit` perché pensa solo a se stesso, pesca di frodo e cose del genere; dall'altra egli finisce con l'essere cancellato sempre di più dalla comunit` proprio per il suo attaccamento alle antiche forme di religione, perché si oppone a qualsiasi trasformazione dell'isola in senso moderno.
Il film ha una prima parte piuttosto monotona e ciò è dovuto allo scrupolo delle sue osservazioni antropologiche, nonché al fatto che la complessit` e il significato delle relazioni umane e delle strutture sociali non si prestano a una troppo facile comprensione da parte nostra. Ma nella sua seconda parte il senso della tensione drammatica diviene meraviglioso, a cominciare dalla scena in cui Nekichi è braccato dagli abitanti del villaggio che hanno saputo del suo rapporto con la profetessa Uma, che è sua sorella ed è nello stesso tempo l'amante del capo. In particolare la sequenza in cui Nekichi e Uma sono inseguiti dai giovani dell'isola su due canoe e crudelmente assassinati mentre stanno tentando di fuggire verso una lontana isola disabitata, in una piccola barca ricolma di pulcini e altri animali, una sorta di arca di Noè, lascia un'impressione violenta e incancellabile, in virtù di una forza quasi mitologica e di una crudelt` cui fanno da contrasto i colori infiammati del cielo e del mare subtropicale al tramonto. Il colore rossastro delle nuvole nel cielo serale al di sopra del mare azzurro appare come una irradiazione dei desideri umani eternamente proibiti e contrastati. Che cosa si intende con eterni desideri umani? Probabilmente si intende una libert` senza confini. Fratello e sorella si liberano da una societ` ormai finita e avvinta in catene, alla ricerca di un'isola deserta dove poter creare un nuovo mondo, dove poter vivere di nuovo in se stessi, interamente liberi. La loro condotta è la ripetizione di quella del Fratello e della Sorella di origine divina che la mitologia narra abbiano creato le isole, migliaia di anni orsono, in una leggenda cui è affidata l'immagine fondamentale di un desiderio umano assolutamente invincibile. Nondimeno la civilizzazione non permette all'individuo una condotta egoistica: Nekichi è ucciso, Uma viene abbandonata sulla barca, legata all'albero sul quale si agita una vela rossa. I giovani che hanno massacrato Nekichi, tutti insieme, si liberano dalle loro responsabilit` individuali attraverso una rappresentazione teatrale in cui coprono con maschere le proprie facce. Cinque anni dopo, l'aeroporto sull'isola è terminato e i turisti in viaggio verso l'isola vedono dall'aereo, come una minuscola macchia lontana, una piccola barca che issa una vela rossa trasportata dal mare per cinque lunghi anni. Questo sembra voler significare che la modernizzazione non è ancora compiuta e che lo spirito primitivo, seppure oscurato, ancora si aggira tra noi come uno spettro.
Dunque, cosa ci vuole dire un'opera del genere? Proprio come la mitologia in generale, che è una cosa terribilmente seria, costituisce un simbolo il cui significato non sempre è comprensibile, così nel film non è comprensibile tutto ciò che esso sembra implicare, a parte la capacit` di offrire una immagine di violenza e di forte ispirazione. Forse cerca di ricordarci l'amore appassionato e la fede, nonché lo spirito semplice che noi giapponesi abbiamo perso di vista nel corso del nostro rapido processo di sviluppo? Non credo.
Sebbene nel film ci sia la stessa forza di tante leggende mitologiche, pure non c'è la stessa semplicit` della mitologia. Piuttosto esso rivela una osservazione estremamente ragionata e scientifica nel modo di cogliere la struttura sociale. E allora, il film ha forse voluto spingerci a riflettere su noi stessi mostrandoci nelle due forme estreme le distorsioni e gli sconvolgimenti della nostra societ` nel suo troppo veloce processo di ammodernamento? No, è un'opera troppo traboccante di un sentimento potentemente tragico per essere considerata alla stregua di un'intellettualistica analisi retrospettiva.
Se la mitologia è un mistero, questo film è una specie di enigma. In questo senso l'opera che ci presenta il mistero con tale potenza e ci costringe a intraprendere un viaggio alla ricerca del suo significato può veramente essere considerata un'opera d'arte.

Sato Tadao, "Kinema Junpo", gennaio 1969, trad. it. in AA.VV., Cinema giapponese degli anni '60 , Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1972, Quaderno informativo n. 42, pp. 43-5

Biografia

regista

Imamura Shohei

Cast

& Credits

Regia: Imamura Shohei.
Sceneggiatura: Imamura Shohei, Hasebe Keiji.
Fotografia: Tochizawa Masao (Scope/Fujicolor).
Luci: Iwaki Yasuo.
Montaggio: Tanji Mutsuo.
Musica: Mayuzumi Toshiro.
Interpreti e personaggi: Mikuni Rentaro (Futori Nekichi), Kawarasaki Choichiro (Futori Kametaro), Okiyama Hideko (Futori Toriko), Arashi Kanjuro (Futori Yamamori), Matsui Yasuko (Futori Uma), Kato Yoshi (Ryu Ryugen), Kitamura Kazuo (Kariya, l'ingegnere), Hamamura Jun (Sato Tokusato), Komatsu Hosei (l'aiutante di Kariya), Tonoyama Taiji (venditore ambulante), Osokawa Chikako, Ogi Chikage.
Produzione: Imamura Productions, Nikkatsu.
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