Nazione:
Anno: 1970
Durata: 156'


Minamata è una localit` situata nella prefettura di Kagoshima, a sud del Giappone, nella grande isola di Kyushu. In questa citt` da anni sono installati gli imponenti stabilimenti chimici della societ` Chisso. Per aumentare la produzione, la Chisso ha cominciato ad utilizzare come catalizzatori composti inorganici di mercurio, le cui scorie vengono gettate nelle acque circostanti. Tali scorie intaccano il pesce, anche se non ne provocano la morte: ma il pesce, mangiato dall'uomo, provoca in questi una grave intossicazione del sistema nervoso. I primi casi di quella che viene chiamata la "malattia di Minamata" sono stati registrati nel 1956 Da allora i casi sono andati crescendo, e ormai la gravit` della cosa è tale che le nuove generazioni nascono gi` malate. La compagnia Chisso esita a riconoscere le proprie colpe e le proprie responsabilit` economiche, cerca di comprare il silenzio delle singole famiglie per impedire che esse si associno e chiedano collettivamente i danni. Ma i pazienti hanno saputo superare gli egoismi ed associarsi, manifestando ormai in tutto il Giappone non solo contro la Chisso, ma contro una situazione generale di inquinamento dell'ambiente naturale che ha cause economiche e responsabilit` di governo ben precise.
Il film, girato nel 1970 da una troupe che ha vissuto giorno per giorno la situazione dei pazienti, si muove su almeno tre piani: quello retrospettivo (raccolta di documenti), quello della situazione delle singole famiglie e quello delle manifestazioni organizzate collettivamente.

AA.VV., Cinema giapponese degli anni '60, Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1972, Quaderno informativo n. 41, p. 113


Abbiamo filmato tutti i giorni, e dopo quasi 140 giorni di riprese abbiamo un ricordo vivo e preciso di ogni singolo giorno.
Quanto abbiamo filmato non rappresentava un diario quotidiano, ma il punto culminante di problemi che si sono accumulati in attesa di una soluzione.
Un giorno, ecco le officine che fumano al sole. Un altro, inquadrature della pesca alle triglie. Bambini malati e l'ambiente che li circonda. Al municipio con le macchine da presa ed i registratori. Ecco come abbiamo filmato Minamata e la malattia di Minamata.
A volte abbiamo filmato di nuovo persone che avevamo gi` ripreso. Con lo stesso obiettivo abbiamo tentato più volte di catturare la stessa ciminiera non avevamo altra scelta, se non scoprire e comprendere più completamente.
Pensavamo di realizzare il film entro quattro mesi, ma io sentivo che non bastavano assolutamente. Volevo dare maggior risalto ai malati che morivano, misere vittime della malattia e, soprattutto, ai bambini anormali sin dalla nascita.
Per quanto vi fossero divergenze d'opinioni e controversie riguardo alla malattia nelle famiglie da noi visitate, ogni volta che vedevamo i malati eravamo colpiti dalla terrificante realt` del male; ogni volta, malgrado la nostra calma, eravamo sopraffatti dallo sconforto.
Ognuna di queste famiglie ha sopportato per dieci anni e più il grave fardello della malattia; per quanto trascurate, le vittime sono sempre lì, terrificanti testimonianze, quando saremo pronti a scordarcelo, che la malattia e l'accusa, così facilmente dimenticate, esistono ancora, implacabili.
"Povere" vittime, "orribile" malattia. Come è stato facile trovare queste parole per descrivere la malattia di Minamata; e come è stato facile dimenticare, nella vita di ogni giorno, la realt` che indicano tali parole. Una ragazzina è incapace di andare di corpo senza fare il clistere, e la madre spiega come con sua vergogna la ragazzina abbia voglia di correre, e le lotte e le difficolt` che questo suo desiderio comporta. Vi sono cose, ci lascia intuire, di cui non può parlare a nessuno, neppure a suo marito.
Il padre è in disparte, in silenzio. La bimba, impaurita, getta uno sguardo a sua madre. Ed il film continua, lasciandosi alle spalle questi momenti di dolore. Le mie dita serrano forte il microfono.
Questa esperienza non viene dal mondo della letteratura, non appartiene al mondo della fantasia. E il mondo stesso delle vittime che guarda nella macchina da presa, e a sangue freddo commettiamo l'atrocit` di riprodurre sulla pellicola quello che non dovremmo neppure vedere.
Questa esperienza mi fa perdere nel vuoto del deserto. Ho vomitato sconvolto dalla persecuzione del male, e a volte, di ritorno a casa, risalendo la collina col registratore in spalla, sono caduto a terra, nauseato per la tensione psicologica.
È un'esperienza comune a tutti i membri della troupe: quando vediamo le officine e le fogne o le facce degli abitanti della citt`, ci rendiamo conto che non basta tutto quel che abbiamo filmato; sorgono in noi altre immagini, e sentiamo allora che dovremmo ricominciare da capo per rappresentare tutto quel che ciascuno di noi ha visto e sentito.
Ciascuno di noi aveva i suoi pensieri personali, di notte, su quello che dovevamo filmare l'indomani; ognuno di noi aveva la sua realt`. E non vi era alcun sollievo, la notte, dal penoso fardello di quel che stavamo facendo. Ma di giorno, durante le riprese, anche se ognuno aveva un lavoro particolare da svolgere, provavamo una sorta di intossicazione fisica come fossimo un tutto unico.
Abbiamo filmato tutti i giorni, con gli occhi ben aperti; abbiamo girato oltre venti ore di pellicola. Esaminando il materiale girato, le cose si sono chiarite, dovevano chiarirsi, considerando il nostro contatto costante con la realt` di Minamata.
Minamata è stata dimenticata per 17 anni. Questo abbandono, questo silenzio erano forse sintomi della forza del capitalismo, di autorit` noncuranti, di cittadini disimpegnati.
Non ero anch'io uno dei tanti disimpegnati? La mia vergogna mi ha spinto a realizzare questo film, e per suo tramite spero di attenuare la mia colpa. Tutto comincer` guardando la realt` di Minamata, e tutti avranno modo di vederla.

Tsuchimoto Noriaki in AAVV., Cinema giapponese degli anni '60, Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1972, Quaderno informativo n. 41, pp. 1156


Ciò che conferisce a questo film una caratteristica particolare è il fatto che la sua realizzazione è il frutto di un lungo periodo vissuto dal regista con la comunit` delle vittime di Minamata. Il film affronta un caso di inquinamento estremamente grave, che ha progressivamente avvelenato gli abitanti di Minamata coi composti del mercurio contenuti nei rifiuti della ditta Chisso, e presenta i diversi stadi della lotta fra la comunit` (i pescatori e le loro famiglie) e i dirigenti dell'industria. Anche qui, come nei film di Ogawa della serie Sanrizuka, la ricchezza dei piccoli dettagli e un certo tono di rilassata familiarit` nella rappresentazione aiuta lo spettatore a tollerare una terribile realt`: bambini incapaci di camminare e coordinare i loro movimenti, adolescenti che lentamente soccombono a sempre più lunghi attacchi di apatia, madri che soffrono di convulsioni.
"Cosa mi ha colpito a Minamata dice Tsuchimoto era la reticenza delle vittime quando noi provavamo a farle parlare. Quasi tutti loro appartenevano a delle famiglie di pescatori, e sembravano quasi vergognarsi di essere stati avvelenati da quei pesci che loro stessi avevano pescato. Naturalmente c'erano anche altri abitanti del luogo che lavoravano nelle fabbriche, ma inevitabilmente questi non mangiavano così tanto pesce. Ho avuto l'impressione che i pescatori, che sempre si consideravano al di fuori del processo industriale, fossero in qualche modo imbarazzati di aver contratto questa strana malattia, che li aveva colpiti proprio perché non avevano cambiato il loro tradizionale modo di vita. E poiché essi appartenevano a famiglie povere, quelle che di solito tengono in casa i propri malati, non avevano assolutamente in mente di dar vita a una protesta pubblica. Dandogli un microfono abbiamo offerto loro quei mezzi di espressione di cui avevano bisogno".
Una cosa che mi ha colpito profondamente vedendo Minamata è stata la modestia e il riserbo dei malati, la loro riluttanza nel mostrarsi davanti a una troupe che era venuta da molto distante per filmarli. Mi è sembrato un senso di decenza tipicamente proletario. Tuttavia questo, come ho detto a Tsuchimoto, mi è parso un aspetto che il film non ha sottolineato a dovere.
"È possibile, ovviamente, guardare al problema da altri punti di vista e arrivare alla conclusione che c'è qualcosa che manca nel mio film. Per esempio, non ha affrontato la questione del gruppo dei sindacalisti della Chisso. Questo gruppo non ha preso parte alla lotta contro l'inquinamento di cui la ditta era direttamente responsabile. E l'ovvia questione è come questi non abbiano potuto prendervi parte. È chiaro che la debolezza del sindacato poteva venire attaccata. Ma questa debolezza la si conosceva gi` prima di cominciare. E non c'era niente di nuovo da aggiungere al suo riguardo. Anche se fossimo andati a intervistare i lavoratori della Chisso nelle loro case, non avremmo ricevuto che delle risposte fredde. Così ho deciso che nel film avrei lasciato perdere tutte queste questioni collaterali, per calarmi, nel modo più radicale possibile, fra coloro che erano stati maggiormente colpiti".
Tsuchimoto segue degli intenti chiari: piuttosto che provare ad analizzare e a interpretare il significato sociale della sofferenza dei pescatori, cerca di far sì che la gente capisca questa sofferenza in termini personali. Una critica obiettiva avrebbe potuto servire lo scopo strategico di far sì che coloro, come i sindacalisti della Chisso, che stavano facendo il gioco dell'oppressore, si rendessero conto del loro ruolo; tuttavia una tale analisi sarebbe stata meno persuasiva della rappresentazione delle stesse vittime e dell'irriducibile assoluto rappresentato dalla loro sofferenza. Per Tsuchimoto la cosa più importante era raggiungere la solidariet` attraverso la comunanza nella sofferenza. E da questo punto di vista Minamata è l'eloquente testimonianza dei mezzi usati per raggiungere tale solidariet`.
Un'altra scena toccante conferma l'impressione che le richieste delle vittime siano andate oltre i limiti del mero razionale. Per poter sfidare la Chisso, sul suo proprio terreno, le vittime decidono di comprare ognuno una simbolica azione della compagnia, per partecipare così alla riunione annuale degli azionisti. E così li vediamo discutere su questo problema ed entrare in conflitto con l'avvocato assegnato al loro caso, che considera questa tattica inopportuna ("Voi state rovinando il mio lavoro! Se aspettate ancora un po' sarete risarciti... Calmatevi"). Ma per la gente di Minamata, il problema era ormai ben al di l` del semplice indennizzo. La cosa che ora essi volevano, ben più importante del denaro, era la possibilit` di sfogare la loro indignazione col direttore della Chisso in persona, e di vederlo umiliarsi davanti ai loro occhi.

Sato Tadao, "Sight and Sound", n. 3, estate 1973

Biografia

regista

Noriaki Tsuchimoto

Cast

& Credits

Regia, soggetto e sceneggiatura: Tsuchimoto Noriaki.
Fotografia, montaggio e suono: Otsu Koshiro, Kubota Yukio, Ichinose Masafumi, Hon Suguru, Sekizawa Takako, Asanuma Koichi, Shioda Takeshi.
Produzione: Takagi Ryutaro, Shigematsu Yoshikane, Yoneda Masaatsu per Higashi Productions (con la collaborazione del Comitato di mutuo soccorso dei pazienti della malattia di Minamata, del Comitato dei cittadini per la malattia di Minamata e del Comitato di accusa della malattia di Minamata).

La durata originale del film era di 172', ridotta poi dal regista a 156'.
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