Nazione:
Anno: 1971
Durata: 135'


Gengo, un samurai sradicato e senza padrone, è sedotto e ingannato da Koman, una donna che si finge cortigiana. Koman nasconde accuratamente l'esistenza del proprio marito, sino a quando non riesce a derubare Gengo del denaro che il suo fedele servo gli aveva procurato. Furioso, l'uomo inizia a tessere la propria vendetta, uccidendo, ad uno ad uno, tutti coloro che hanno avuto a che fare con la coppia. Mentre li perseguita è a sua volta perseguitato dalla polizia. Alla fine scova e uccide senza piet` Koman e il suo bambino. Al marito della donna non rimane che suicidarsi. Tuttavia, alla fine Gengo scopre che l'uomo e la donna che lo avevano derubato non erano altri che suo genero e sua nuora. Viene a conoscenza anche del vero motivo del loro furto. Tutti i suoi omicidi sono stati inutili.

Materiale informativo della casa di distribuzione "Film images", New York 1972


Shura è basato sulla recente versione "shingeki" (nuovo teatro) di un testo kabuki raramente rappresentato. Un samurai in incognito riesce a raccogliere una grande somma di denaro di cui ha fortemente bisogno per partecipare alla vendetta dei "quarantasette ronin" (samurai senza padrone), in onore del suo signore feudale Asano di Ako.
L'azione del film è nei fatti legata alla saga detta "Chushingura". [...] Il samurai, che si fa chiamare Gengo, è vittima di una coppia apparentemente priva di scrupoli, che lo deruba del suo tesoro. Egli reagisce dando libero sfogo alla sua vendetta e provoca così un olocausto di proporzioni elisabettiane. Tuttavia, diventa subito evidente al pubblico, ma non, sino all'ultima scena, a Gengo che i due avevano rubato quel denaro per consegnarlo allo stesso Gengo, che non avevano mai incontrato. L'intero film è organizzato intorno a questo equivoco e le numerose implicazioni che ne conseguono. Tuttavia il fatto che lo spettatore sia in possesso della chiave dell'enigma determina una cornice distanziante entro la quale vengono sviluppate le altre strategie. [...]
In una scena del film Gengo e il fratello di una geisha vanno in un bordello e spiano di nascosto, attraverso un foro degli "shoji" (porte scorrevoli), un mercante che sembra intenzionato a voler riscattare la geisha di cui sopra. [...] Quando la transazione del mercante sta per essere conclusa, l'eroe irrompe nella stanza e dopo uno scambio di dichiarazioni di sfida, getta la somma di denaro necessaria al riscatto della ragazza ai piedi del proprietario del bordello. Ecco allora entrare in scena il suo fedele servitore che lo implora di non comportarsi in un modo così assurdo. E a questo punto che un'esasperazione di quel montaggio costruito su inquadrature che si sovrappongono e si ripetono, che gi` era in opera nel prologo onirico del film, interviene a minare permanentemente l'unit` della diegesi, dando vita, da questo momento in poi, ad una costante minaccia di ambivalenza ed incertezza. Uno stacco ci mostra di nuovo Gengo e il fratello della ragazza che spiano nella stanza. L'eroe vi fa irruzione un'altra volta, ma gli sviluppi in questo caso sono ben differenti. Il samurai ignora la ragazza e di buon grado l'abbandona al mercante preparandosi a ripartire indignato. La ragazza si taglia la gola e cade sanguinante sul tatami. Il samurai strappa la lama dalle mani della donna prima che questa possa tagliarsi la gola e così il suo drammatico gesto ottiene l'effetto desiderato: Gengo getta il denaro ai piedi del proprietario del bordello e... esattamente come prima, il fedele servitore entra in scena. [...]
Jean Ricardou ha sottolineato, a proposito di Borges: "nella finzione, il reale e il virtuale hanno lo stesso statuto, poiché entrambi sono stabiliti e governati dalle leggi della scrittura". Il film di Matsumoto è una delle migliori dimostrazioni di questo teorema che si possano incontrare al cinema.

Noël Burch, To the Distant Observer Form and Meaning in the Japanese Cinema, Scolar Press, London 1979, pp. 3568


Dopo lo scandaloso Bara no soretsu (Il funerale delle rose, 1969), Matsumoto si spinger` ancora oltre con Shura. Prendendo a pretesto un dramma kabuki scritto nel XVIII secolo da Tsuruya Nanboku, Matsumoto perviene a una riflessione sulle strutture drammatiche del kabuki e la sottile frontiera tra realt` e fantasma. Il film richiede una lettura attenta e introduce volontariamente un certo disagio nello spettatore, attraverso un'insistenza calcolata sugli effetti teatrali e su quelli "del reale". È un'esperienza realmente affascinante, che segna una tappa nel processo d'esasperazione della scrittura filmica proprio di certo cinema giapponese a cavallo degli anni 6070.

Max Tessier, Le cinéma japonais au présent 19591984, Lherminier, Paris 1984, p. 149

Biografia

regista

Matsumoto Toshio

Cast

& Credits

Regia e sceneggiatura: Matsumoto Toshio.
Soggetto: Kamikakete Sango taisetsu, un dramma kabuki di Tsuruya Nanboku.
Fotografia: Suzuki Tatsuo.
Luci: Umino Yoshio.
Scenografia: Asakura Setsu.
Interpreti e personaggi: Nakamura Katsuo (Gengo), Sanjo Yasuko (Koman), Kara Juro (Sango), Imafuku Masao (Hachiemon), Kanze Hideo.
Produzione: Matsumoto Toshio A.T.G.
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