27° TORINO FILM FESTIVAL

November 13th - 21st - 2009


Director: Gianni Amelio

NAGISA OSHIMA

All’inizio degli anni Settanta Nagisa Oshima (Kyoto, 1932) aveva già firmato diciotto lungometraggi affermandosi da subito come maestro rigoroso e inquietante di un cinema di rottura che pratica consapevolmente la diretta esteriorizzazione della propria soggettività interiore e propone un coinvolgimento attivo dell’artista nella società. Un atto sempre critico che non tende a uniformare e a semplificare ma ad arricchire e a descrivere nei dettagli più vitali le contraddizioni sociali e politiche del secolo, attraverso un’azione che va considerata globalmente, unendo ai film anche i documentari per la televisione, gli scritti e la sua figura di personaggio pubblico televisivo, attività alla quale si dedica a partire dalla metà degli anni Settanta fino a quando una grave malattia lo costringe a un ritiro forzato.

Proprio questa ricognizione è l’obiettivo della retrospettiva del Torino Film festival, andando alle radici della forza iconoclasta dell’opera intera e collegando idealmente l’infanzia e l’adolescenza dell’autore ai personaggi inquieti dei suoi film. I lungometraggi realizzati tra il 1959 e il 1972 offrono un ventaglio di caratteri e di situazioni molto variegato, in opere improntate da caratteristiche formali molto diverse ma con un costante riferimento alla situazione dell’individuo in lotta con la società. Oshima, creando una propria società di produzione, arriva a assimilare e superare la lezione del cinema classico giapponese con La cerimonia (1971) sempre in bilico tra industria e creatività, e tra film inteso come impresa collettiva e politica ed espressione di un singolo. Negli anni Settanta Oshima ha proseguito intenzionalmente la sua parabola divenendo celebre con un film il cui radicale erotismo fece “scandalo” (Ecco l’impero dei sensi, 1976), ed è stato grazie a produttori europei che ha potuto dirigere i suoi film più recenti, Furyo (1983, con David Bowie e Ryüichi Sakamoto) e Max, mon amour (1986, con Charlotte Rampling) fino a tornare a girare con fondi esclusivamente giapponesi il suo ultimo lungometraggio Tabù - Gohatto (1999), con Takeshi “Beat” Kitano.

La maggior parte dei lungometraggi è proiettata in copie ristampate che restituiscono l’abbagliante bellezza formale dei film nel formato cinemascope per il quale sono stati concepiti.

La retrospettiva comprende un’ampia selezione dei documentari e dei lavori televisivi di Oshima, inediti fuori dal Giappone.

Charlotte Rampling, protagonista nel 1986 di Max, mon amour, sarà ospite del Torino Film Festival per raccontare la sua esperienza con il regista.

Tfl Bkgd