Nazione: Italia
Anno: 1963
Durata: 84'


In un piccolo paese del meridione Antonio, giovane studente in legge, figlio di un notaio, trascorre insieme agli amici, Francesco e Sergio, le sue lunghe giornate. I tre sono insofferenti e nello stesso tempo partecipi della mentalità arretrata del paese. Bighellonano, tentano qualche approccio con le ragazze, litigano con i genitori, pensano a cose che non faranno mai e sognano romantiche e fantasiose avventure sentimentali. Sempre gli stessi discorsi e sempre gli stessi luoghi. Intorno a loro una realtà inerte, scossa solo qui e la da qualche "avvenimento" di cui tutti parlano: una moglie che lascia il marito e una donna che si suicida per motivi familiari. La grande occasione si presenta proprio ad Antonio: recatosi a Roma con alcuni parenti avrebbe la possibilità di trasformarsi, di rompere con gli indugi e le apatie della sua esistenza quotidiana.
Ma tornato al paese è come se nulla fosse accaduto. Ricomincia la vita di sempre.

Biografia

regista

Lina Wertmüller

FILMOGRAFIA

1963: I basilischi. 1965: Questa volta parliamo di uomini (quattro episodi). 1966: Rita la zanzara (pseudonimo George H. Brown). 1967: Non stuzzicate la zanzara. 1972: Mimì metallurgico ferito nell'onore. 1973: Film d'amore e d'anarchia ovvero "Stamattina alle dieci in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza..." . 1975: Tutto a posto e niente in ordine; Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto. 1975: Pasqualino Settebellezze. 1978: La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia; Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova si sospettano motivi politici.

Dichiarazione

regista

La storia dei Basilischi andò così. Franca Santi stava facendo un giro per le cattedrali di Puglia e mi telefonò entusiasta. Allora con un'amica, Bibi Tagliaferri, raggiungemmo Franca a Spinazzola, e finimmo insieme il giro. Era la prima volta che andavo in Puglia, non avevo mai visto il paese di mio padre, e così andammo a Palazzo San Gervaso. Il paese mi colpi moltissimo. Piccolo, su di una cima delle Murge; antico, e con un corso molto "borghese", si affacciava sul Tavoliere delle Puglie ed era al confine tra Puglia e Basilicata. Mi rimase dentro anche dopo, quando, ripartite, arrivammo in Sicilia, esattamente il 29 di aprile, a Portella delle Ginestre, dove Francesco Rosi stava per girare la famosa strage del primo maggio per il suo Salvatore Giuliano. Nello Santi, il marito di Franca, era il produttore del film. Lì su quelle montagne, durante quella scena di quel grande film, in quel giorno fatidico, mentre aspettavamo che cominciassero a sparare sui contadini, parlai con Tullio Kezich di Palazzo San Gervaso.
Era un'atmosfera esaltante, fu durante una delle tante attese del cinema che gli raccontai quanto mi aveva impressionato quel sud, quel paese, quel tipo di piccola borghesia. Era un sud speciale, senza passioni. "Perché non lo scrivi?" mi disse. Lo scrissi, e successe il miracolo. Olmi e Soffiantini, che erano nella società "22 Dicembre" con Kezich, si innamorarono dell'idea che gli portò Tullio, però tutto sarebbe naufragato miseramente se non ci fosse stato Nello Santi, cioè la" Galatea" (Franca Faldini, Goffredo Fofi, a cura di, L'avventurosa storia del cinema italiano 1960-1969, op. cit., p. 82)


L'idea di assumere la responsabilità di un film è nata durante un viaggio in Puglia, osservando una certa borghesia di provincia. La sua pigrizia borbonica mi ha incantato ed irritato al tempo stesso. Ho pensato così di vedere con la macchina da presa come si parla, si ride, ci si "lascia andare", in certe zone del Meridione dove tuttora esiste una contemplazione e un disfacimento quasi "oblomoviani".
Probabilmente ho sentito l'attrazione per tutto ciò, data la mia natura ottimistica, energetica, esuberante, in contrappeso al sonno, all'apatia e alla remissività meridionali. Amo il Sud (sono nata a Roma; la mia discendenza di famiglia è svizzera) profondamente; la mia contemplazione è, pertanto, critica: non fine a se stessa, estetizzante. (…)
Gli attori, in questo caso, dovevano essere fisicamente fusi col loro ambiente naturale. Dopo 6 mesi di ricerche per i ruoli principali ne ho trovato uno a Bari, uno a Napoli e uno a Roma, perfettamente meridionali, bravissimi e disciplinati. Li ho scelti col fine di vedere sui loro volti tutta la "sonnolenza" del Sud: il retaggio di 150 anni di influenza spagnola e 90 di influenza borbonica (Ettore Zocaro, Lina Wertmüller e Franco Brusati, in "Filmcritica", n. 130, 1963, p. 104).


Mi sono limitata a riportare dei fatti reali e oggettivi. Sarebbe stato assurdo e troppo facile fare dell'ironia... perché poi? Anzi, ho guardato le cose con una certa sofferenza. In realtà tante volte mi dispiaceva che gli argomenti avessero quella dimensione. E se spesso durante il film si ride e perché le situazioni erano oggettivamente comiche o grottesche: non perché io le abbia rese tali. Vorrei che questo fosse molto chiaro (Bruno Cirini, Diranno che non è vero... in "Cinema domani", n. 9, 1963, p. 56).

Cast

& Credits

Regia, soggetto e sceneggiatura: Lina Wertmüller.
Aiuto regia: Bibi Tagfiaferri, Franca Santi.
Fotografia: Gianni Di Venanzo.
Operatore alla macchina: Pasquale De Santis.
Montaggio: Ruggero Mastroianni.
Musica: Ennio Morricone.
Interpreti e personaggi: Antonio Petruzzi (Antonio), Stefano Satta Flores (Francesco), Sergio Ferrannino (Sergio), Luigi Barbieri (padre di Antonio), Flora Carabella (Luciana Bonfanti), Mimmina Quirico (zia di Antonio), Enzo Di Vecchia (l'amico), Marisa Omodei (Cicci D'Andrea), Manlio Blois (il proprietario terriero), Enzo Mitolo, Rosanna Santoro, Rosetta Palumbo.
Produzione: 22 Dicembre-Galatea.
Distribuzione: Cineriz.
Menu