Nazione: Italia
Anno: 1960
Durata: 100'


Il controllo di una grande diga vicino all'Adamello, è affidato, durante l'inverno, a due soli guardiani. Uno di essi deve scendere a valle per alcuni giorni, e il compagno che dovrebbe sostituirlo è costretto a ritornare presso la propria famiglia in seguito alla nascita di un figlio. Ne prenderà il posto un giovane studente, deciso ad approfittare della tranquillità della zona per preparare i suoi esami. Si ritrovano così insieme, immersi nella solitudine montana, due uomini molto diversi tra loro. I rapporti tra lo studente e il vecchio montanaro sono dapprima caratterizzati da un reciproco imbarazzo, ma a poco a poco l'atmosfera si distende. Il giovane si sorprende ad ascoltare gli insegnamenti che il suo collega ha tratto dalla sua lunga esperienza di vita. La vicenda si costruisce sui piccoli fatti quotidiani, sui gesti, i sorrisi e le mezze frasi. Un attacco di febbre, dovuto all'arrivo di una tormenta, coglie il giovane che sarà curato amorevolmente dall'anziano guardiano. Nella serenità della montagna i due scoprono la possibilità di un'amicizia altrimenti impossibile.



Biografia

regista

Ermanno Olmi

Ermanno Olmi (Bergamo, 1931 - Asiago, Vicenza, 2018), impiegato alla Edison, realizza diversi documentari sulle produzioni industriali. Nel 1959 gira il primo lungometraggio Il tempo si è fermato e nel 1963 I fidanzati, che conferma la sua attenzione al mondo della gente semplice e della vita quotidiana. Nel 1978 vince la Palma d’oro a Cannes con L’albero degli zoccoli. Costretto da una malattia a sospendere l’attività, fonda la scuola Ipotesi Cinema. Riprende poi a girare, vincendo nel 1988 il Leone d’oro con La leggenda del santo bevitore. Fra il 2001 e il 2002 si aggiudica il Globo d’oro della stampa estera e nove David di Donatello con Il mestiere delle armi. Nel 2008 gli viene conferito il Leone d’oro alla carriera. In occasione del centenario della prima guerra mondiale, nel 2014 dirige Torneranno i prati e nel 2017 Vedete, sono uno di voi, suo ultimo film.

FILMOGRAFIA

Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggiere (cm, 1954), Il tempo si è fermato (1959), I fidanzati (1963), I recuperanti (1969), La circostanza (1974), L’albero degli zoccoli (1978), La leggenda del santo bevitore (1988), Il segreto del bosco vecchio (1993), Il mestiere delle armi (2000), Cantando dietro i paraventi (2003), Centochiodi (2006), Terra madre (doc., 2009), Torneranno i prati (2014), Vedete, sono uno di voi (doc., 2017).

Dichiarazione

regista

Avevo scoperto il cinema attraverso un fatto abbastanza sconvolgente per me: la contrapposizione di due tipi di cinema quello americano di confezione, che mandava in visibilio le platee in quel momento e il neorealismo. Ho scoperto il neorealismo assistendo a una proiezione di Paisà di Rossellini. Rimasi folgorato. (...)
Cominciai a girare dei documentari sulle attività dopolavoristiche: gare di pesca, di sci, gite, ecc.. Quei documentari sono stati la mia palestra. Dopo questa fase di apprendistato sono passato a qualcosa di più impegnativo: ho cominciato a riprendere le fasi della costruzione di una diga, di una centrale elettrica e via dicendo. A poco a poco mi sono accorto che più che la documentazione del lavoro, mi interessavano gli uomini che producevano quel lavoro, le loro facce. (...)
Ho imparato il mestiere stando in moviola, andando al cinema, guardandomi intorno.

(Aldo Tassone, Parla il cinema italiano, vol. II, Edizioni il Formichiere, Milano 1980, pp. 198-199)


Ho sentito in primo luogo la necessità di raccontare l'ambiente, i rumori, eliminando al massimo la musica che abitualmente invadeva i documentari, li gonfiava di retorica. In alcuni, per esempio Tre fili fino a Milano, c'è già la voce umana, oltre a quella dello speaker. Così sono arrivato a fare Il tempo si è fermato che è il primo e credo l'unico film interamente in presa diretta. (...) Il soggetto è nato da una somma di esperienze. Questi cantieri erano per me l'occasione di incontrare essere umani molto differenti. Mi sono così servito di questa situazione. che mi appariva adatta per il momento in cui vivevamo, per mettere a confronto non tanto due tipi d'italiani, il nord e il sud. o il proletariato e la borghesia, ma soprattutto due generazioni che devono incontrarsi per comunicarsi delle esperienze. (...)
Era il momento del "cinemascope". Il cinema americano trionfava con questo schermo gigante, nel quale correvano migliaia di cavalli, questo enorme schermo sempre riempito da un sacco di cose. Allora io ho accettato la complicità del grande schermo, che mi dava delle possibilità in più per il genere di paesaggio scelto, la montagna, la diga, quei grandi spazi, quei grandi orizzonti. Ma nello stesso tempo era - forse con una punta di presunzione - una sfida: come riempire lo schermo con una sostanza di tipo differente, non con una quantità di oggetti, ma con una qualità di persone.
In Il tempo si è fermato come poteva avvenire l'incontro di quei due uomini? Siamo nel 1959, sono gli anni della "ripresa economica", c'è una frenesia di lavoro, la Borsa sale, l''Italia si è rimessa in circolazione" tra i paesi industriali del mondo, abbiamo una manodopera formidabile, riusciamo a produrre motto, ecc.; non c'erano pause. Allora, quei due, come si trovano? Occasionalmente, ecco, in questo strano gioco del lavoro che, come un fiume che scorre, crea talvolta delle controcorrenti vicino alle rive... in cui l'acqua si ferma un momento, mentre al centro c'è l'impetuosità della corrente. In questa zona di calma creata dalla corrente stessa, essi si incontrano, un uomo anziano e un giovane il cui padre, molto probabilmente, deve assomigliare al vecchio operaio, un giovane proletario ma che ha già il germe dello studio, che mira all'università, il lavoratore che mira a diventare il borghese del benessere.
Lui legge un libro d'economia mentre il vecchio legge "Cuore" che aveva già letto a scuola. Che tipo di incontro avviene tra loro? C'è un vincitore, un perdente? No. Se volete, il vincitore e la coscienza di quei due che finalmente si rispettano per quello che sono, che sentono che ciascuno dei due ha qualcosa da dare all'altro. Non un affrontarsi di generazioni, ma un incontro di esperienze (Lorenzo Codelli, Entretien avec Ermanno Olmi, in "Positif", n. 185, 1976, p. 45).

Cast

& Credits

Regia, soggetto e sceneggiatura: Ermanno Olmi.
Fotografia: (totalscope): Carlo Ballero.
Montaggio: Carla Colombo.
Musica: Pier Emilio Bassi; suono in presa diretta.
Collaboratori artistici: Walter Locatelli, Gian Piero Viola.
Interpreti e personaggi: Natale Rossi (il vecchio), Roberto Seveso (il giovane), Paolo Quadrubbi.
Produzione: Sezione Cinema Edison Volta.
Organizzazione generale: Alberto Soffientini.
Distribuzione: Lux.
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