Nazione: Italia, RFT
Anno: 1960
Durata: 80'


Siamo nel 1830. Il dott. Chomas e il suo assistente Gorobec, diretti a Mosca per partecipare a un congresso scientifico, sono costretti a fermarsi in una cappella diroccata dove giace il sarcofago di una vecchia strega. Inavvertitamente Chomas infrange il cristallo della tomba e alcune gocce del suo sangue cadono sul corpo della strega che ritorna in vita. I due si rifugiano in un castello vicino dove vive, insieme al padre e al fratello, Katia, pronipote della strega. La rediviva, assetata di vendetta, scatena una serie di delitti: fa uccidere da Chomas il padre ammalato, il fratello di Katia finisce in fondo a un baratro e un vecchio servitore viene trovato impiccato. Anche il destino di Katia sembra segnato; ma Gorobec, innamoratosi della giovane, cerca aiuto presso il pope di un villaggio vicino. Questi gli consegna il segreto per liberarsi dalla strega e dare pace eterna alle sue vittime. Nel frattempo la strega ha rapito Katia. Giunto al sarcofago Gorobec libera la giovane uccidendo la strega.


Biografia

regista

Mario Bava

Mario Bava, nato a San Remo nel 1914, è morto a Roma nel 1980. Il padre, un operatore ai tempi del cinema muto, gli ha trasmesso la passione per il cinema, oltre all'amore per la pittura e all'interesse per tutto ciò che riguarda l'immagine. Fino al 1960 è stato direttore della fotografia (si è limitato a dirigere solo qualche cortometraggio negli anni '40), poi ha debuttato nella regia con La maschera del demonio, ancor'oggi considerato il suo capolavoro. In seguito è passato al cinema a colori, dando inizio ad una lunga serie di horror gotici largamente trascurati dalla critica italiana. Il suo cinema, ampiamente noto anche all'estero, è stato fatto oggetto di un'importante rivalutazione nel corso degli ultimi trent'anni.

FILMOGRAFIA

La maschera del demonio (1960), I tre volti della paura (1963), La frusta e il corpo (1963), Sei donne per l'assassino (1964), Terrore nello spazio (1965), Diabolik (1968), Il rosso segno della follia (1969), Reazione a catena (1971), Gli orrori del castello di Norimberga (1972), La casa dell'esorcismo (1974), Schock (1977), La venere d'Ille (1978).

Dichiarazione

regista

Io il regista non lo volevo fare, perché secondo me il regista deve essere veramente un genio e poi stavo tanto bene a fare l'operatore, guadagnavo un sacco di soldi. Ormai avevo imparato tutti i trucchi del mestiere.
Anni prima avevo letto "Il Vij" di Gogol, che è una storia stupenda e un film ancora da farsi. La lessi a Silvi Marina ai figli che erano piccoli e non c'era ancora la televisione. I due poveretti, dalla paura dormirono in mezzo al letto. Siccome in quel periodo era uscito Dracula pensai di fare un film del terrore. Avevo "Il Vij", era il primo film che facevo come regista, dovevo fare un passo molto serio perché se sbagliavo avevo chiuso come regista e come operatore. Venne fuori "La maschera del demonio", di "Il Vij" era rimasto solo il nome del protagonista, era tutta un'altra storia. Cinque miliardi di incasso in America e ho fatto il regista.
Quello è stato l'unico film veramente curato, tutto girato con il Dolly che oggi non si adopera più per il tempo e per economia. C'erano 60 segni per i carrelli, gli alto basso. Il macchinista diventava matto, però con il Dolly si fanno le inquadrature come si deve, si può alzare e abbassare. La fotografia la facevo io ed ero molto rapido, perché al massimo mettevo 7 minuti a mettere la luce, 12 minuti per fare un salone intero. La fotografia in un film del terrore è il 70%, dà tutta l'atmosfera.
Mi ricordo la prima volta che vidi Barbara Steele al Grand Hotel. Io sono casereccio, non sono capace di fare scene. Non sono romano, sono nato a San Remo, ma sono diventato romano perché sto qui da 55 anni. Mi piace il "parla come magni". Lei aveva paura degli italiani, era mezza matta. Un giorno non voleva venire a girare perché le avevano detto che io avevo messo una pellicola che faceva venire nudi. Io le dissi che se avessi avuto una pellicola così avrei fatto i miliardi. Forse le avevano detto che io facevo i trucchi e cose del genere. Ci voleva un tipo strano per quel film e l'abbiamo scelta dalle foto. Tutti volevano avere i dentoni finti, ma io li ho fatti togliere perché già allora facevano ridere.
Il grande segreto con gli attori è fargli il primo giorno soltanto dei primi piani, l'occhio sinistro, l'occhio destro, anche senza pellicola. Così te li sei conquistati, sei un grande regista. Mi sono fatto le ossa lavorando con tanti registi. Con Mario Soldati siamo arrivati a una tale amicizia che lui mi metteva le luci e io facevo la regia. Lui faceva l'operatore stupendamente bene. Ho lavorato anche con dei cani, ho imparato quello che si deve e non si deve fare: il montaggio me lo facevo io. È la cosa più bella che esista, io giro già pensando al montaggio.
Ho rivisto "La maschera del demonio" cinque anni fa perché sono venuti gli americani che volevano rifarlo a colori. Ho mandato a monte l'affare perché io e mio figlio ci rotolavamo dalle risate vedendolo. Eccetto rari capolavori, i film di Charlot o "All'ovest niente di nuovo", quando vedi film di dieci anni prima, ridi e un film del terrore è già passato dopo due anni.

(A.A.V.V., La città del cinema, Napoleone, Roma 1979, pp. 86-87)

Cast

& Credits

Regia: Mario Bava.
Soggetto: Marcello Coscia, dal racconto "Il Vij" di Nikolaj Gogol.
Sceneggiatura: Marcello Coscia, Mario Bava, Ennio De Concini, Mario Serandrei.
Fotografia: Mario Bava.
Scenografia: Giorgio Giovannini.
Costumi: Tina Doriedo Grani.
Montaggio: Mario Serandrei.
Musica: Roberto Nicolosi.
Interpreti e personaggi: Barbara Steele (Katia - la strega), John Richardson (Andrej Gorobec), Ivo Garrani (il padre di Katia), Andrea Checchi (dottor Chomas), Arturo Dominici (Javutich), Clara Bindi (la locandiera), Enrico Oliveri (Costantino, fratello di Katia), Mario Passante (il cocchiere), Tino Bianchi (il domestico), Antonio Pierfederici, Renato Terra, Germana Dominici.
Produzione: Massimo De Rita per la Galatea - Jolly.
Distribuzione: Unidis.
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