Cinque uomini in una sala buia, riuniti intorno a un tavolo. Per due notti prendono parte a un'inchiesta, sotto la guida di un protocollista che presenta e commenta dei documenti. Si tratta di registrazioni, conti d'albergo, scontrini di consumazione, fotografie. E film. Girati in molte parti del mondo note e ignote. Il film tesse con i meridiani e i paralleli un'inestricabile ragnatela, in cui coesistono fugaci conoscenze e irrisolvibili contraddizioni. I cinque uomini della giuria sono imprigionati nell'eterna trappola della razionalizzazione e dell'interpretazione. I documenti vengono da un personaggio misterioso, forse inesistente, dal "soggetto sconosciuto". Inutilmente cercano di comporre in un'immagine di mondo questi frammenti. La partita è persa in partenza. Prigionieri dell'indistruttibile struttura della ragione non arriveranno mai alla parola chiave che apre tutte le porte del mondo. Pagheranno con la vita questa sconfitta. E non saranno né i primi né gli ultimi ad affrontare questa prova, cui nessun essere umano può sottrarsi. Su questa strada parallela si vive l'intera avventura dello spirito.
"Mezzi di trasporto impiegati: aeroplano, nave, ferrovia, automobile, cavallo, asino, cammello, elefante, canoa, elicottero, motopeschereccio, motoscafo, risciò, bicicletta, motorino, camion, chiatta, funivia". "Paesi extraeuropei visitati: Mali, Brasile, Guyana francese, olandese, britannica, Trinidad, Venezuela, Curaçao, Haiti, Abissinia, India, Ceylon, Isole Figi, Nuova Zelanda, Hong Kong, Thailandia, Giappone..." gli altri ventidue non posso elencarli. Eppure il fascino del film è pressoché identico al fascino di questi elenchi: il fascino dell'"incredibile viaggio sull'acqua, sulla terra e nell'aria". Questo viaggio è stato fatto nel film. Una troupe di Monaco che di solito produce film (di buon livello) commissionati dall'industria, ha fatto tre giri e mezzo della terra e ha portato da questo viaggio alcune sequenze cinematografiche, così come un tempo si sarebbe portata a casa una pelle di serpente, una pietra rara, gioielli e vestiti e forse anche una bella schiava: insomma, dei trofei. Tuttavia sembra che il regista Ferdinand Khittl e la sua troupe si siano poco preoccupati di osservare attentamente con una macchina da presa tutte le meraviglie e le bizzarrie del mondo, offrendo una meditazione e una riflessione sull'oggetto delle loro riprese. Il regista si è limitato a filmare; purtroppo, infatti, egli sapeva gi` da prima quale avrebbe dovuto essere il risultato: tutto doveva sembrare strano. Per ottenere questo risultato è importante la storia che funge da filo conduttore. In una stanza alla Kafka siedono cinque personaggi alla Ionesco in una situazione alla Sartre, tormentandosi con un problema alla Camus. Per tre notti assistono alla proiezione delle riprese realizzate (da Khittl), in compagnia di un protocollista che legge ogni volta testi laconicamente propiziatori (scritti da Bodo Blüthner). Essi dovrebbero mettere in ordine questi "documenti di una personalit` discutibile" (così si chiamano). Ma il sistema è assurdo, il tempo non basta, e soprattutto, come uno dei presenti dice fin dall'inizio, essi devono fallire nel loro scopo, e ciò significa la loro fine. Questa situazione mi pare insensata non tanto dal punto di vista esistenziale, "in quanto tale", quanto piuttosto dal punto di vista puramente drammatico: un'assurdit` prevista fin dall'inizio e uno spaesamento organizzato non sono più tali. Non ci trovo niente di assurdo, vedo invece rapporti terribilmente semplici, troppo ingenuamente costruiti. Tanto nella cornice narrativa quanto nei singoli documenti visivi e verbali i protagonisti citano alcune esperienze fondamentali non in modo riflessivo, ma tautologico (la nascita e la morte, l'umiliazione, la comunicazione, la fuga, l'addio, ecc.), e le condiscono con la preziosit` e con quel cattivo gusto che gi` nel romanticismo accompagnava le riflessioni troppo umanitarie. Purtroppo, un "viaggio incredibile" si è trasformato in una mistura poco esigente di mirabilia e di cinegiornale. Così come i grandi esperimenti e le grandi esperienze della letteratura moderna non sono stati compiuti, per esempio, da Tristan Tzara, ma da Proust, allo stesso modo ci sono cose più interessanti nei film di Truffaut, di Godard, di Resnais e di altri, che non i quei film concepiti fin dall'inizio come sperimentali.
Helmut Färber, da "Süddeutsche Zeitung", 10 maggio 1966
Biografia
regista
Ferdinand Khittl
Cast
& Credits
Soggetto e sceneggiatura: Bodo Blüthner.
Fotografia (35 mm, b/n e colori): Ronald Martini.
Montaggio: Irmgard Henrici.
Musica: Hans Posegga.
Interpreti: Friedrich Joloff (il protocollista), Ernst Marbeck, Henry van Lyck, Werner Uschkurat, Wilfried Schröpfer, Herbert Tiede (uomini riuniti intorno al tavolo).
Produzione: Gbf (Monaco).
Produttore: Otto Martini, Karl Uschrey.
Prima proiezione: 1964 al Festival di Knokke.
