3° FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA GIOVANI
Proposte

Gyakufunsha kazoku

The Crazy Family
di Ishii Sogo
Nazione:
Anno: 1984
Durata: 106'


Un grosso camion arriva in un centro abitato di recente costruzione, dove i lotti si stendono a perdita d'occhio, come una scacchiera. Oggi è il giorno del trasloco della famiglia Kobayashi. Katsukuni Kobayashi, il padre affettuoso, serissimo e modesto, molto attaccato alla sua famiglia, è finalmente riuscito a comprarsi una casetta con un piccolo giardino, facendo un sacco di debiti. La madre, Saeko, è una donna molto schietta e serena, che ha la curiosa abitudine di trattare le sue piante e i suoi vasi con l'amore con cui tratterebbe un bambino. Il figlio, Masaki, che non ha superato l'esame di ammissione all'università, è deciso a ritentare la prova e studia come un pazzo giorno e notte; l'eccessiva fatica rende il suo sguardo alquanto inquietante. Infine c'è Erika, la figlia, che sogna di entrare a far parte del firmamento delle dive e già fa mostra di atteggiamenti da star. Ogni suo gesto, anche il più usuale, sembra in qualche modo essere legato al mondo del palcoscenico.
Nonostante tutto, Katsukuni ama molto la sua famiglia. Il suo sogno è sempre stato quello di abitare in un quartiere di periferia, con la sua famiglia fondamentalmente sana e serena. Ora che si trova con la famiglia davanti alla nuova casa può dirsi davvero soddisfatto. E già il giorno dopo comincia a mettere in atto le sue idee sulla famiglia ideale, acquistando pieno di entusiasmo l'occorrente per la salute fisica.
Un giorno arriva in visita il nonno, Toshikuni, che è stato messo alla porta dal fratello più anziano di Katsukuni. La famiglia accoglie calorosamente il vecchio nonno, ancora valido e allegro. Ma giorno dopo giorno cresce l'avversione nei suoi confronti, perché il nonno si dimostra intrattabile e rozzo. Inoltre, dato che adesso c'è una persona in più in casa, ritorna, come un incubo, la sensazione di vivere in un'angusta casa popolare. La vita nella piccola proprietà comincia a diventare sgradevole. Katsukuni, quando proprio non ne può più, pensa di ricavare una stanza per il padre nel sotterraneo della casa. Il nonno trova divertente questa idea bizzarra. Munitosi di vanga, pala e di un perforatore pneumatico acquistato per l'occasione, Katsukuni si mette a scavare un buco nella stanza da pranzo, con tutto quel che segue di rumore, vibrazioni e sporcizia. Saeko, Masaki ed Erika sono esasperati. Quando Katsukuni scende nel buco, scopre che le formiche bianche stanno per invadere la casa. Ma egli non può lasciare che la casa, appena comprata, venga divorata dalle formiche e cerca una soluzione: innanzitutto spruzza dell'insetticida, poi sparge del petrolio nel buco, gli dà fuoco e alla fine è costretto a spegnere le fiamme con l'acqua tanto sono alte. Dopo quest'altra tortura dell'acqua l'ha finalmente avuta vinta sulle formiche…
Ma il giorno dopo le formiche lo perseguitano ancora sul lavoro, finché torna a casa in preda al panico. Ora è del tutto fuori di sé: afferra nuovamente il perforatore pneumatico e butta all'aria tutta la casa. Una conduttura dell'acqua si rompe, inondando tutto. Il furore invade i componenti della famiglia: chi è il colpevole di tutto questo? Chi è il folle in questa situazione? È la guerra. Una folle smania di distruzione e di violenza si impadronisce di tutti, adesso nessuno li può più fermare.

Biografia

regista

Sogo Ishii

Ishii Sogo è nato nel 1957 a Fukuoka. All'età di ventuno anni dirige un lungometraggio in 8mm i cui diritti vengono acquistati dalla Nikkatsu, che ne mette in cantiere il remake in 35mm. Ishii continua la sua carriera come regista di film d'azione indipendenti che spesso attirano l'attenzione delle grandi case di produzione giapponesi. Nel 1985 realizza Gyakufunsha kazoku, che ottiene il primo premio al festival di Salsomaggiore e che viene distribuito in numerosi paesi europei. Il suo prossimo film si baserà su un romanzo di Abe Kobo.

Dichiarazione

regista

Io appartengo alla generazione che riteneva che l'unico cinema autentico fosse quello del "New Cinema" americano. Quando frequentavo le scuole superiori, ho visto Easy Rider ed ho pensato in quel momento che quello era il modo giusto di fare dei film. Per fare un altro esempio, ancor oggi mi piace molto Midnight Cowboy. Per quanto riguarda il cinema giapponese, allora mi piacevano Koichi Saito, Tatsuya Kamishino e Kinji Fukasaku. A quei tempi essi erano agli inizi della carriera e già mostravano le loro qualità. Incontravano molto il favore del pubblico. Mi piacevano anche molto Yuzo Kawashima, che è poi prematuramente scomparso, Shohei Imamura, Azuma Morisaki e Kihachi Okamoto. Questi registi sono particolarmente versati nella commedia cinematografica. Fanno vedere individui seri e impegnati in una duplice prospettiva: con umorismo e con un po' di tristezza. Trovo che persino in situazioni molto tragiche ci siano degli elementi di comicità. Questo è il punto di vista da cui io guardo gli individui. Lo si riscontra anche nel mio film, credo. Questa volta avevo intenzione di girare uno Slapstick come un documentario. Perciò ho pregato il signor Tamura l'operatore di Japan Das Dörfchen Furuyashiki di occuparsi della mia macchina da presa. Ho cercato di fare il minor numero possibile di tagli e di riprendere semplicemente gli attori che recitavano. Durante le riprese, ho pensato spesso a come si possa inquadrare nella storia del cinema giapponese quel che io desidero esprimere.

Sogo Ishii


Tre anni fa in Giappone c'è stato un incidente aereo, causato dall'improvvisa follia di un pilota, che al momento dell'atterraggio aveva azionato troppo presto (cioè quando era ancora in volo) l'invertitore di spinta dell'apparecchio. Da allora in Giappone è diventata usuale l'espressione "invertire la spinta" per indicare uno stato di follia. Quel pilota aveva agito allora nella sicura convinzione di fare quanto doveva fare. Si può parlare di "inversione di spinta" anche quando non ci si riesce a liberare delle proprie convinzioni, dei propri sogni e si resta loro tenacemente attaccati. Il problema del protagonista di questo film è "la casa". Egli scava un buco sotto la stanza da pranzo. Nella casa nuova, così bella, si vede adesso un buco nero. Esso rappresenta simbolicamente lo scarto tra "la casa" tanto sognata e la realtà dei fatti. Scavando egli trova le formiche bianche che stanno intaccando le fondamenta della sua casa il suo sogno . Il serio ed onesto impiegato, dimentico del suo lavoro, corre disperato per il paese, cercando di liberarsi delle formiche.
In Giappone i casi di suicidio tra persone di mezz'età sono i più diffusi. Forse è perché sono stanchi di essere sempre "seri, onesti e compassionevoli". Ma questo non è l'unico motivo per cui decidono di morire. Un altro potrebbe essere perché non hanno potuto veder realizzati i loro sogni, o se li hanno realizzati, non sono stati in grado di difenderli. L'individuo continua a scavare il suo buco, a cercare di liberarsi dalle formiche e a lottare per la realizzazione del suo sogno. E proprio mentre sta lottando si accorge improvvisamente che il suo vero sogno era quello di distruggere "la casa". Una volta trovato scampo con il buco alla situazione claustrofobica, si vede la famiglia vagare in un paesaggio desolato. Questa rappresentazione risulta "forte", inquietante e realistica.
La recitazione di Katsuya Kobayashi conferisce al film nello stesso tempo humour nero e tristezza. Kobayashi dice con estrema chiarezza i sogni e il pathos, quali li portano con sé i padri che si rassegnano e scelgono la morte.

Hiroko Katagiri


Il film chiarisce molto efficacemente qual è la causa della follia che si impossessa della famiglia. Non si tratta del nonno che viene a stabilirsi in casa, e neppure dell'invasione delle formiche bianche. Tutto questo è solo il meccanismo che fa scattare la guerra in famiglia. Il motivo vero sta nel fatto che ogni membro della famiglia è contaminato dalla civiltà e perciò non è in grado di avere alcuna fiducia negli altri. Nel finale la famiglia, esasperata dalla "guerra" distrugge la casa, e tutti si sentono più leggeri, come se avessero liberato il proprio io. Dopo la distruzione, vanno in una zona non ancora costruita per ricominciare una nuova vita. Ognuno di loro occupa una piccola parte di terra e la recinge. In questo modo tra loro non c'è più alcun legame. L'immagine della landa desolata lascia paralizzati per il terrore: è un ammonimento per l'uomo moderno, che si chiude nel suo proprio buco.
La figura dell'impiegato, interpretato da Katsuya Kobayashi, è coinvolgente nell'ebbrezza dopo la fuga dalla "conigliera" delle case popolari; la figura del nonno, interpretato da Ueki, un veterano di guerra, che brandisce volentieri la spada giapponese, è molto convincente; e Arizono, che interpreta la parte del figlio, si fa notare per come rappresenta la parte di un giovane posseduto dal suo lo e molto debole.

da "Yomiuri"

Cast

& Credits

Regia: Sogo Ishii.
Soggetto e sceneggiatura: Yoshinori Kobayashi, Fumio (Norio) Kaminami, Sogo Ishii, da un soggetto di Y. Kobayashi.
Fotografia: Masashi Tamura.
Musica: "1984".
Scenografia: Terumi Hosoishi.
Interpreti e personaggi: Katsuya Kobayashi (Katsukuni Kobayashi), Mitsuko Baisho (Saeko Kobayashi, sua moglie), Yoshiki Arizono (Masaki Kobayashi, suo figlio), Yuki Kudo (Erika Kobayashi, sua figlia), Hitoshi Ueki (Toshikuni Kobayashi, suo padre).
Produzione: Directors Company Kokusai Houei/Art Theatre Guild of Japan (Kazuhiko Hasegawa, Toyoji Yamane, Shiro Sasaki).
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