Nazione: RFT
Anno: 1967
Durata: 90'


Stroszek è un soldato tedesco ferito nel corso di un attacco di partigiani sull'isola di Creta. Durante la degenza alPospedale militare sposa Nora, una giovane greca che lo ha curato. Ristabilitosi, è trasferito aTisola di Kos, di guardia a un deposito di munizioni situato in un Yeechio castello vicino al porto, insieme con due altri soldati, Meinhard e Beeker. Nella piccola e tranquilla guarnigione, comandata da un benevolo capitano, Stroszek passa il tempo allevando polli e capre, imbiancando i muri, fabbricando petardi. Meinhard costruisce trappole per scarafaggi,
Becker decifra scritte su antiche rovine, Stroszek si sente irritato e isolato. Durante un giro di ispezione con Meinhard, come impazzito spara a dei mulini a vento, perciò il capitano pensa di rimpatriarlo. Fuori di sé, si impossessa del castello e minaccia di distruggere l'intera cittadina con i petardi: colpisce un asino e appicca il fuoco solo a una sedia; alla fine viene preso dai compagni, dopo una titanica rivolta contro tutto e tutti.
Il primo lungometraggio di Werner Herzog narra un'esperienza che difficilmente può comunicarsi tramite il montaggio. I segni che lo compongono hanno una forma cinematografica, ma non possono essere ricavati da nessun universo cinematografico preconfezionato. Quanto è tradotto in essi poggia sulla bellezza e sul terrore del volto arcaico della natura. Per questo il film è inattuale nel panorama di una cultura pop che trasforma continuamente l'esperienza in qualcosa di preparato, ripetendo così ciò che il progresso della civilt` si preoccupa comunque di fare. (...)
Nell'antichit` sarebbe stata attribuita al grande Pan l'esperienza che Stroszek fa con le forze elementari della terra, provando sconcerto e raggiungendo Pestasi. In questa esperienza si capovolge il dominio dell'uomo sulla natura, basato sull'oggettivazione. In circostanze rare e intrinsecamente favorevoli Postinata massa dei fenomeni riesce a superare la distanza cui è confinata dalla ragione. La percezione dei fenomeni ruota di centottanta gradi: il soggetto, che prima comprendeva, si trova ora afferrato dal flusso dei fenomeni, fino alla dissoluzione della propria identit`. L'appropriazione mimeticoaffettiva della natura ostile, attribuita all'umanit` arcaica, appare una forma di pazzia di van Gogh davanti ai campi di grano di Arles, ed è la pazzia di Stromek.
L'elemento arcaicopanico (esso stesso antistorico) determina la struttura del film, povera di azione. Si ruota attorno a questo elemento in monotone situazioni di attesa, in cui soltanto i segni di un'antica realt` si intensificano e creano tensione.

Harald Greve, da "Filmkritik", n. 8, 1968


I militari di qualunque grado sono fatti per combattere, è evidente. E se combattono, lo fanno contro cose e persone che lo meritano, anche questo è evidente. E allora come evitare che molti film trattino (glorificandola) di questa attivit` guerriera? Ecco perché i cosiddetti film di guerra. obbediscono tutti all'imperativo di un realismo esaltante. Lebenszeichen, che rifiuta di testimoniare qualunque attivit`, occupandosi dell'inattivit` totale, si colloca ma in maniera decisamente diversa sulla linea gi` tracciata alcuni anni fa da Jean Dewerer (Les Honneurs de la guerre), concludendosi in una fantasmagorica tangibile. Il caos fondato sull'inattivit` di uomini normalmente attivi, è molto più dirompente di quello tradizionale provocato dalle stesse persone nell'esercizio delle loro funzioni.
In effetti le convenzioni ci hanno da lungo tempo abituato a costruire automaticamente lo scenario: campi, foreste, ampie colline, boschetti ci suggeriscono immagini corrispondenti: panoramiche di reggimenti all'assalto, primi piani su reazioni particolari e dettagli sconvolgenti. In questo film invece la scena diventa il riflesso inverso di quelle convenzioni: la Grecia il cui aspetto aspro e deserto elimina ogni folklore una localit` rocciosa e accidentata, al centro della quale si erge incongruamente un castello abbandonato. Con ampi piani non si inquadra mai una folla di soldati, ma si isola un individuo a mala pena visibile, sperduto in un quadro troppo vasto. È l'immediata percezione di tale sproporzione, come pure il rapporto esistente tra tema e scenario, che fanno di Lebenswichen un film fantastico, e da cui emana inavvertitamente un fascino profondo (fondato in gran parte sulla concentrazione visiva e auditiva). Il film raggiunge un risultato sicuro, giacché quel fascino lo stesso degli eroi e degli antieroi lo stesso che, a seconda dei progressi o regressi, provocher` la loro alienazione. Ed è anche lo stesso dei rari elementi vivi che circondano i personaggi: la gallina ipnotizzata dalla linea di gesso che nella sua immobilit` ipnotizza a sua volta il nostro eroe. Con questo esempio si può capire come e perchè il film sia tutto composto di segni del genere (di vita ma anche di morte, o di cammino verso la follia). (...) Il film oscilla e a volte si blocca tra due livelli paralleli: quello propriamente realistico, che si limita a accentuare il ridicolo delle azioni (caotiche e disordinate) e quello ossessivo, basato totalmente su un certo numero di eventuali segni di riferimento Q mulini a vento), a cui potrebbe riallacciarsi l'intero film. Ci si rende allora conto e c'era da aspettarselo che è il secondo livello, quello dei fantasmi, a conferire a Lebenswichen la sua intima coerenza e il suo potere fascinatorio. (...) Come diretta conseguenza del livello ossessivo, il film contiene una costante di grande importanza: il principio di sdrammatizzazione o, se si preferisce, quello di defanatizzazione. Dato che qualunque attivit` di ampio respiro è esclusa, i personaggi si limitano ad azioni semplici, ridicole (ridipingere una porta, mettere a punto divertenti esperimenti scientifici, ecc.) che acquistano importanza solo in funzione di ciò che sottintendono: il cumulo sistematico di possibilit` e di velleit` sottese alle azioni, basate sul principio "non succede nulla/può succedere tutto/prima o poi tutto succeder`". (...) Ci sembra fondamentale che la follia del protagonista si basi sull'ironia: diversamente da chi è traumatizzato dalla folla, dal rumore, dal ritmo frenetico, il soldato di Lebebszeicheb si chiude in se stesso e la sua follia nasce dal silenzio, dalla solitudine, dall'immobilit`, si basa sull'assenza che è tanto più angosciosa quanto è impercettibile; non gli si presenta alcuna possibilit` di agire (non può nemmeno disertare, perché dovrebbe lasciare qualcosa mentre è gi` solo); unico eventuale diversivo: i suoi fantasmi o ancora la perpetua battaglia con se stesso, al solo scopo di distruggersi.

Patrice Leconte, da "Cahiers du Cinéma", n. 215, settembre 1969

Biografia

regista

Werner Herzog

Werner Herzog (Monaco di Baviera, Germania, 1942) è cresciuto in un piccolo villaggio della Baviera e ha esordito con il cortometraggio Ercole nel 1962, prima di studiare storia, letteratura e teatro all’Università di Monaco. Da allora ha realizzato oltre sessanta film, tra cui Aguirre, furore di Dio, Fitzcarraldo, Apocalisse nel deserto, Grizzly Man, Encounters at the End of the World, Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans, Cave of Forgotten Dreams. Universalmente riconosciuto tra i più importanti cineasti viventi, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti prestigiosi. Al Torino Film Festival ha presentato Grizzly Man nel 2005 e Into the Abyss nel 2011.

FILMOGRAFIA

Lebenszeichen (Segni di vita, 1968), Fata Morgana (id., 1971), Land des Schweigens und der Dunkelheit (Paese del silenzio e dell’oscurità, 1971), Aguirre, der Zom Gottes (Aguirre, furore di Dio, 1972), Nosferatu: Phantom der Nacht (Nosferatu, principe della notte, 1979), Woyzeck (id., 1979), Fitzcarraldo (id., 1982), Lektionen in Finsternis (Apocalisse nel deserto, mm, doc., 1992), Grizzly Man (doc., 2005), The Wild Blue Yonder (L’ignoto spazio profondo, 2005), Encounters at the End of the World (id., doc., 2007), My Son, My Son, What Have Ye Done (id., 2009), Cave of Forgotten Dreams (2010), Into the Abyss - A Tale of Death, a Tale of Life (doc., 2011), Lo and Behold, Reveries of the Connected World (doc., 2016), Into the Inferno (Dentro l’inferno, doc., 2016).

Cast

& Credits

Regia: Werner Herzog.
Soggetto: da motivi del racconto Der tolle Invalide auf dem Fort Ratonneau (1818) di Achim von Arnim.
Sceneggiatura: W. Herzog.
Fotografia (35mm, b/n): Thomas Mauch.
Assistente alla fotografia: Dietrich Lohmann.
Montaggio: Beate Mainka, Maximiliane Mainka.
Musica: Stavros Xarchakos.
Suono: Herbert Prasch.
Collaborazione: Florian Fricke, Ina Fritsche, Tasos Karobelas, Mike Piller, Thomas Hartwig, Bettina von Waldhausen, Friederike Petzold, Martje Grohmann.
Interpreti: Peter Broglé (Stroszek), WoUgang Reichmann (Meinhard), Athina Zacharopoulo (Nora), WoUgang von UngernSternberg (Becker), Wolfgang Stumpf (capitano), Henry van Lyck (tenente), Julio Pinheiro (zingaro), Florian Fricke (pianista), Heinz Usener (medico), Werner Herzog (soldato), Achmed Hafis (abitante del luogo), Jannakis Frasakis, Katerinaki (bambini).
Produzione: Werner Herzog Filmproduktion (Monaco).
Direttore di produzione: Nicos Triandafyllidis.
Riprese: a Kos e Creta, giugno, luglio e settembre 1967.
Costo: 400.000 marchi (circa).
Prima proiezione: 25/6/1968 al Festival di Berlino
Orso d'argento alla Berlinale 1968.

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