Nazione: RFT
Anno: 1966
Durata: 94'


La studentessa di fotografia Elisabeth incontra e frequenta lo studente di medicina Rolf: insieme discutono i problemi estetici e si entusiasmano con gli amici in vivaci discussioni. Rolf è un idealista e i suoi studi non procedono con successo. Quando Elisabeth è incinta, si sposano, mettono su casa, mentre lei continua a forzare gli interessi di lui verso l'arte e la letteratura, riunendo attorno a sé un circolo letterario. Alla nascita del terzo figlio, Rolf lascia gli studi di medicina e, per ritrovare se stesso, lascia per un po' Elisabeth, che perde il quarto figlio. Lei dapprima vuole lasciare il marito, poi si riconcilia con lui; è incinta per la quinta volta, mentre Rolf fa il rappresentante di una ditta di cosmetici. Appassionatasi alla religione mormone, convince Rolf a seguirne il rito; poco dopo Rolf si toglie la vita. Elisabeth non capisce la morte del marito, e quando conosce un americano di dieci anni più giovane di lei lo sposa e lo segue in America.


Questi pranzi [Mahlzeiten] sono sicuramente molto eccitanti, ma altrettanto duri da digerire. Non si tratta probabilmente della "giustezza" di avere cinque, tre o sette bambini, e neppure del successo o del fallimento sul lavoro; si tratta piuttosto delle idee di convivenza a due, amore, felicit` o successo, con cui gli uornini fanno fronte a una vita e a un matrimonio. Mahlzeiten è un film tranquillo, mai aggressivo, che non ostenta nessuna opinione presuntuosa sul matrimonio. In netta contrapposizione a Kopfstand, Madam, riproduzione sterile e schematica di un conflitto, questo film è colmo fino al più piccolo dettaglio di osservazioni, esperienze, momenti vitali. Le concezioni della felicit` che animano l'esistenza diventano visibili, e, se si vuole, criticabili. (...) Edgar Reitz, che dirige insieme a Alexander Kluge la scuola di cinema di Ulm, (c che è stato l'operatore di Kluge in Abschied von gestern), soltanto presso gli esperti godeva fama di essere il creatore di film industriali particolarmente riusciti, formalmente perfetti e virtuosi, e di essere l'autore dell'affascinante Varia-Visions all'Esposizione universale del traffico di Monaco. Oggi ricompare completamente trasformato nella veste di un "narratore di storie", privo di quella presunzione "artistica" che potrebbe spingerlo a fare una gran bella figura con gli effetti speciali a spese dei contenuti. Il suo film, imparentato a quello di Kluge nell'impianto metodologico, non è nato da una sceneggiatura prefissata, ma è frutto di una buona dose di calcolata improvvisazione. Da qui derivano la spontaneit`, la ricchezza di sfumature, l'eccitante quantit` di contraddizioni. Si potrebbe dire che Mahlzeiten è un film molto realistico su una vita molto irrealistica infatti Rolf sprofonda nell'abisso che si apre tra la realt` e le impossibili aspettative. Fondamentalmente si tratta di un film delicato, anche se getta uno sguardo così crudele e precise, sulle cose. Non espone nessuno dei suoi personaggi al ridicolo; è sensibile alla tenerezza che promana da Elisabeth e al tepore di cui lei riempie la propria casa; è sensibile anche alla gelosia e alla disperazione con cui Rolf si affanna per una pienezza di vita che lo sopravanza inesorabilmente; è sensibile persino alla quieta felicit` divina dei mormoni e alla lunga e complicata morte che Rolf si prepara, ai margini di una foresta, nella dolce luce pomeridiana, mentre gli uccelli cinguettano indisturbati. La crudelt` dimora nella convinzione che tutto ciò sia un fallimento: questa felicit` e questa morte.

Urs Jenny, da "Süddeutsche Zeitung", 21 marzo 1967


Edgar Reitz ha girato una storia d'amore, un film sulla felicit` in due che rapidamente diventa una famiglia di sette persone. Una grande parte del film, quasi la met`, illustra quel tipo di amore che distrugge chi ama passivamente: incontri dei due nella brughiera, nella natura, in cui Elisabeth dice di "prosperare" particolarmente bene; scene d'amore sul grande divanoletto, che Elisabeth ha proclamato il mobile più importante del piccolo appartamento; sguardi silenziosi e teneri, dialoghi, parole "gocciolanti" davanti alla finestra chiara; visite di amici, chiacchiere alle feste, si sta accoccolati per terra, Elisabeth rende pubblica la propria felicit`: "Lo si sente nel cuore, nell'anima, ci si sente liberi, felici, si è semplicemente felici... La felicit` sar` compiuta soltanto quando ci sar` anche un dolore. Lo si vorrebbe avere più spesso".
Il film non critica nulla, mostra soltanto la vorace felicit` di Elisabeth e le sue conseguenze. Osserva il modo in cui recita, il suo modo di muoversi e di compromettersi e di essere libera e ingenua, e di non riflettere sulle esperienze, raccontandole ingenuamente e traducendole in luoghi comuni.
Reitz ritrae la coscienza di una societ` senza oltrepassare la cornice della sua storia d'amore: la mostra attraverso la mediazione dei comportamenti privati dei suoi personaggi, soprattutto di Elisabeth.
Il film, mostrando le immagini del suo amore e del suo matrimonio, descrive la coscienza di una donna il cui desiderio eteronomo di essere se stessa e di diventare "più ricca" attraverso le esperienze, coincide idealmente con l'immagine imposta alla donna dalla societ`. L'irrealt` del suo modo di amare e del suo amore per la vita dimostra l'irrealt` dei desideri indotti dalla societ`, che hanno prodotto proprio quel modo di amare e quell'amore per la vita.

Ernst Wendt, da "Film", n. 3/1967

Biografia

regista

Edgard Reitz

Cast

& Credits

Regia: Edgar Reitz.
Soggetto e sceneggiatura: E. Reitz, con la collaborazione di Alexander Kluge e Hans Dieter Müller.
Assistente alla regia: Ula Stöckl.
Fotografia (35mm, b/n): Thomas Mauch.
Assistente alla fotografia: Frank Brühne.
Montaggio: Beate MainkaJellinghaus.
Musica: Maurice Ravel.
Suono: Herbert Pasch, HansJörg Wicha.
Interpreti: Heidi Stroh (Elisabeth), Georg Hauke (Rolf), Nina Frank (Irina), Ruth von Zerboni (madre di Rolf), Ilona Schütze (Ilona), Dirk Borchert (amico), Klaus Lakschéwitz (redattore), Peter Hohberger (Brian Leak).
Commento-off: E. Reitz.
Produzione: Edgar Reitz Filmproduktion (Ulm)/Kuratorium Junger Deutscher Film.
Produttore: E. Reitz.
Organizzazione: Bernd Hoeltz, Werner Leckebusch, Juwe Glanz, Peter Thome.
Riprese: aprileluglio 1966.
Costo: 600.000 marchi (circa).
Prima proiezione: 21/3/1967 a Monaco.
Premio Opera Prima alla Biennale di Venezia del 1967.

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